anno 1689. 7 4 ritornarsene a Costantinopoli. lìti anche in ciò passarono alcuni mesi. Alla fine partirono da Vienna, e non si parlò più di pace. Alla guerra dunque fu d’ uopo unicamente pensare, e per sostenerla si accinsero eglino a radunare quanto più di denaro poterono e in Costantinopoli e fuori. Fu imposta una contribuzione generale, da cui nessuno rimase escluso. Lo stesso mufli con tutti gli altri ministri della loro religione, i quali sempre avevano goduto 1’ esenzione da qualunque tributo, vi furono caricati. Fu promulgato in tutto l’impero il ne/i-rìin, ossia l’invilo sacro alla guerra di religione, e si raccolsero da ogni lato soldatesche, per continuare con tutto il vigore ad usare le armi contro le cristiane potenze. CAPO XXIII. / veneziani assediano Malvasia. Pareva, che la ducale dignità avesse marcato il limite delle prospere azioni del valoroso Morosini. Riuscita vana l’impresa di Negroponte, egli aveva portato i suoi pensieri alla conquista di Malvasia, unica piazza della Morea, rimasta in potere dei turchi. « E • situata la fortezza, parla de’ giorni suoi il Foscarini (1), sopra un • monte asprissimo, isolato, dal quale si passa nella terra ferma con • un ponte di pietra di ventitré archi. Alle radici sta un borgo, che • guarda il mezzogiorno, bagnato dal mare. Dall’ altra parte verso • la tramontana sono dirupi inaccessibili. La natura 1 ha resa ines-» pugnahile alla forza, poiché per passare all’attacco del borgo vi é » una strada assai angusta senza terreno per coprirsi, scoperta al- • l’ofTese del nemico, che oltre il moschetto ^t il cannone può dalla • parte superiore inferire un grand’incommodo con i sassi. » Perciò il Morosini stabili di doverla vincere con 1’ assedio e con la fame. A conseguire la qual cosa furono piantati alcuni fortini alla testa del (t) Lib. VII dell' Bitl. yen., pij. 3*7.