302 i.mr.o xi.ni, capo iv. tranquillamente per più di due secoli ; avendone anzi rinnovato il palio nel 1418, col vescovo Antonio Correr. Ma nell’anno 1546, dopo di avere sedalo in Ceneda stessa gravi discordie, eli’ erano insorte Ira i cittadini ed il vescovo cardinale Marin Grimani, ebbe ad usare della sua energia contro le pretensioni del vescovo stesso, che da tiranno molestava i suoi vassalli e che non ebbe riguardo ad usare violenze persino contro i rappresentanti della repubblica. Avvenne infatti, che nel suindicato anno 1ÌÌ46, la signoria mandi» un suo inquisitore a visitare i boschi della terraferma veneziana e del cenedcse, per far cerca di legname da costruzione per 1’ arsenale. Del che riputandosi offeso il vescovo Grimani, fece catturare due cittadini di Serravalle, che accompagnavano il veneziano inquisitore, c promulgò da sovrano assoluto un editto per varie guise ingiurioso ai diritti della repubblica. Fu allora, che il senato, per conservare la giurisdizione ormai da due secoli acquistala sopra quei luoghi, decretò di mandare a Ceneda un suo rappresentante, col titolo di Podestà : del quale decreto giova portare il tenore originale, acciocché se ne conoscano tutte le altre circostanze, che a questo avvenimento appartengono. • Die 19 Julii 1546. In llogatis. • 11 loco di Ceneda per li signori di Carrara acquistalo con » l'armi dall’ Episcopo di quel loco, e per molti anni da loro pos-» sesso, fu per la Signoria nostra del 1338 insieme con la cittì» di » Treviso et altri castelli e fuochi del trevisano con grandissima » spesa e fattura del stalo nostro e con l’agiuto della lega del lune » signor duca di Milano ed altri collegati astretto a far dedizione » alla repubblica nostra, dalla (piale poi del 1418 a richiesta del » 11. don Antonio Corraro, allora Episcopo di Ceneda fu conceduto » dal Senato ad esso Episcopo potesse andare et star al suo Epi-» scopato e mantener quelle fortezze ad lionor e stato della Signo-» ria nosUa, ministrando ragion e giustizia, fino che altro fosse » deliberato per questo Consiglio, ^¡cl qual loco il Dominio nostro