218 unno XUII, CAPO I. nel 1603, rientrò nel suo monastero, ove con lutto l’impegno si diede allo studio dei santi padri armeni, greci e siriaci. Compose con molta eleganza varie poesie sacre, ed omelie, ed inni, che tuttora si cantano in alcune chiese di Armenia. Ma il troppo studio gli cagionò morbosa affezione agli occhi, per cui fu costretto ad assoggettarsi a medica cura nella casa paterna. Guarito appena, intraprese il viaggio di Roma (1) : ma giunto a Cipro, nel 1693 fu sorpreso da febbre gagliarda, susseguila poscia da penosa itterizia. Ristabilitosi in salute, nè più restandogli mezzi di sussistenza, risolse di far ritorno in patria. Fu ricevuto quindi per carità a bordo di una nave, che Iacea vela verso Seleucia, d’ onde mendicando si ridusse a poco a poco ad Aleppo. Ivi trovò assistenza per continuare il suo viaggio con una carovana sino a Sebaste. Fin qui Mechitar non era che diaconi?: la sua carriera apostolica ed illuminatrice della nazione cominciò col suo esaltamento alla sacerdotale dignità, di cui fu insignito nel seguente anno 1696. Parti allora per Costantinopoli, onde trovare colà zelanti proseliti della sua magnanima impresa. Giuntovi, si rimise in viaggio per Trebisonda in compagnia di due discepoli, quindi navigò per Araglia, poi per Siuope, poi per Amisso, donde nel 1698 recossi a piedi a Marsvania. Qui svernò predicando, ed al principio della primavera passò ad Amasia, donde nel maggio partiva per Tokat, e di qua, senza mai fermarsi, giungeva ad Erzerum. Troppo lungo sarebbe il ridire con quanto di pietà e di dottrina foss’ egli di edifica-mcnto in quella città al popolo armeno, ed in Basena a quei monaci, che lo tenevano ospite. Tanti vantaggi, di cui erano feconde le sue fatiche apostoliche, lo fecero degno nel 1699 di essere insignito del bastone dottorale, a cui va unito il titolo di cartabèd. Finalmente nel 1700 per la stessa via di Trebisonda ritornò a Costantinopoli, ricco di virtù, di scienza, di meriti, ma povero di fortune e di terreni soccorsi. (i) la questo viaggio. Ira i lauti disastri, eh’ ebbe a soffrire, perde tutti i preziosi suoi scritti, Qel passare il fiume, che scorre presso a Maiali»