116 LIBRO XXIV, CAPO XXXVHI. » nome : io sono Lodovico già vescovo di Tolosa, il quale avendo per » amore di Cristo Gesù conculcate tutte le caduche grandezze del » secolo, ora son coronalo d’un diadema d’immortai gloria da Dio il » quale vuole, che la memoria del mio nome, come in altre città, cosi » risplenda gloriosa anche in Venezia. Svegliata la pia matrona » andò seco riflettendo al misterioso sogno, e dubbiosa dell’ esito » per aver recentemente il senato vielata l’erezione de’ nuovi mo-» nasteri inenlre tanti di vecchi andarono in rovina, credette d’esser » incapace di tanta impresa. Dopo due altre apparizioni del santo » vescovo, che conseguitaron la prima, Antonia avendo confidato » tulio l’arcano a Leonardo Pisani sacerdote egualmente pio che » nobile, si presentò al doge Antonio Venier suo consanguineo, » col di cui appoggio polo finalmente superare i grandi ostacoli » incontrati nel senato. » Così ebbe principio quel chiostro, e nel medesimo tempo fu incominciata la fabbrica altresì della contigua chiesa intitolata a san Lodovico, cui nomina il vulgo sant’ Alvise. Vi fu adottala la regola di sant’ Agostino. E benché fossero poche in sul principio le suore, che vi abitarono, crebbero queste di numero allorché, nel 1111, a cagione della guerra tra i veneziani e Sigismondo re di Ungheria, parecchie monache di Serra-valle vennero a ricoverarsi in Venezia, e dai procuratori di questo monastero di sant’ Alvise vi ottennero ospitale accoglienza e vi fissarono poscia permanente dimora. Chiostro di monache agostiniane diventò, nel 1157, anche quello di san Daniele, abitato sino a quel tempo dai monaci cisterciensi. Rimasto infatti di questi il solo priore Michele Sebenico, nè valendo a ripristinarsi il decaduto suo ordine, venne a trattalo colla pia donna Chiara Ognibene, la quale con altre divote femmine conduceva virtuosa vila in un religioso ritiro, ed a lei ne rinunziò e chiesa e monastero, riservandone a sè stesso le rendite. Vi s’interessò, per ottenerne più facilmente il buon esito, il santo vescovo Lorenzo Giustiniani, ed ottenne dal pontefice Eugenio IV, che in quel chiostro entrassero le delle suore, vi professassero la regola di sant’Agostino,