220 LIBRO XXII, CAPO XVIII. pochi giorni appresso il suo arrivo, chiuse gli occhi ad un eterno riposo, e fu sepolto, com’egli aveva ordinato nel suo testamento, nei depositi di sua famiglia in sant’ Elena, a piedi scalzi, vestito di un abito di san Francesco, con un sasso di sotto il capo, da poco seguito accompagnato, e senza veruna funebre pomposa comparsa. In luogo suo fu eletto a procuralor di san Marco ser Polo Correr. La nuova prima della gravissima malattia del Loredano, indi del suo regresso infermo a Venezia, e finalmente dell’ immediata sua morte, fu con tanto di dolore e di mestizia da tutta quella città ricevuta, che universalmente ne compianse la perdita, e dove prima avevasi qualche speranza di poter con il di lui braccio superar l’inimico, ora essendo esso trapassato dubitavasi deir impresa. Ma quanto la di lui morte perturbò i veneziani, altrettanto rallegrò il duca di Milano e fecegli prender animo, sembrandogli ora di poter senza contrasto ricuperar le terre perdute, ed insieme espugnar 1' armata vedendola ed i soldati avviliti per esser rimasti senza il suo capo. Ma tutto in contrario avvenne, perchè il senato immediate elesse e spedì provveditor in Po ser Stefano Contarini, il quale giungendo al grande uopo non pur provvide ad ogni cosa, ma eziandio fu a tempo, a cagione di migliorare le condizioni introdotte dell’ accordo, che poco dopo seguì tra il duca e li veneziani. Li fiorentini non ostante, che stessero di mezzo, ancor essi per essere insieme e per essere riputati vollero esser nell’ accordo compresi. Tal fine ebbe Piero Loredan procuralor, uomo di rarissime qualità e mentissimo verso la patria sua, e se non fosse, che tulle le comparazioni sono odiose, potrebbesi paragonarlo col maggiore, che mai si sia stalo nella repubblica veneta. Afferma nella sua storia il Sabellico, che la gravissima malattia sopravenuta a Piero Loredan in Po, per cui ne seguì anche in pochi giorni la morte, fosse cagionata dall’ insalubrità di quell’aria, accresciuta poi per una grave tristezza d’ animo, causata per la indarno tentata espugnazione del castello di Sarmento, non polendo