4K4 LIBRO XXIV, CAPO XI,. » del santo patriarca ed offrire al di lui altare candele 12 di cera. * Oggidì il sacro corpo riposa nella chiesa di santo Zaccaria. Nell’ anno 14G3, alla chiesa di san Giobbe donò il doge Cristoforo Moro un sacro corpo, che riputavasi dell’ evangelista san Luca. Era questo venerato nella città di Jailza metropoli della Bossina, allorché nelle mani del sultano Mahomet II cadde quel regno. I frati francescani, che là si trovavano, lo involarono per sottrarlo dagl’ insulti dei barbari e se lo portarono a Venezia : qui lo regalarono al doge, particolare e munifico protettore dell’ ordine loro. Lo avevano deposto, giunti appena in porto, nella chiesa di san ¡Nicolo del Lido; donde il doge comandò, che fosse trasferito alla suindicata chiesa di san Giobbe. Al quale comando opposero impedimento i monaci benedettini di santa Giuslina di Padova, presso i quali da più rimola elà prelendevasi esistente il vero corpo del santo evangelista, trasportatovi dall’ imperiale città di Costantinopoli. 11 papa Pio li (1) delegò 1’ esame di questa controversia al cardinale rinomatissimo Bessaiione, il quale, con dichiarazione del dì 30 agosto di quell’ annno medesimo, sentenziò a favore del corpo recentemente giunto a Venezia. I monaci, pretendendo di avere più decisive ragioni, si appellarono al papa, acciocché nuovi esami s’instiluissero. Furono a tale giudizio deputali i due cardinali Caravajal e Bernardo Eruli di Narni. Eglino, investigate maturamente le più minute e meno osservabili circostanze, pesali con somma diligenza gli argomenti dell’ una parte e dell’altra, deliberarono doversi sospendere qualunque dimostrazione di culto al preteso corpo di san Luca evangelista, finché non ne fosse terminata affatto ogni controversia e non se ne fosse pronunzialo definitivo giudizio. Intanto il corpo era sialo recalo, a tenore dell’ordine del doge, alla chiesa di san Giobbe: ma dopo questo decreto, nulla più si trailo, nulla più si decise sull’ argomento, ed il corpo, di qualunque santo egli siasi, restò su di un (i) Non già Nicolò V, come scrive il Cornaro; percliè Nicolò era morto sino dal 4 marzo 1455.