146 LIBRO XXIX, CAPO XLV1I. » grazia, è maggiore impietà, che continuando nella guerra esporre • i popoli raccomandati alla nostra tutela a tanti strazi ed a così • certe ruine ? ne sia innanzi gli occhi lo spettacolo miserabilis-» simo di Corfù, dal qual luogo sono state condotte via da’turchi » in servitù quindicimila persone. Il tentare imprese grandi è cosa » da principe magnanimo e generoso, quando così consigli la ra-» gione e la speranza; ma quando altrimenti, è imprudenza e te-» merita : 1’ esporsi a certi pericoli, quando schifare si possano, » che altro è che tentare la provvidenza divina? e la parabola che » si legge nell' Evangelio, (I) che chi ha d’ andare contro un ne-» mico polente, deve prima con animo sedato pensar bene s’ egli » possa con diecimila uomini farsi incontro a quello che con ven-» timila venga ad assalirlo, non ha ella veramente la mira ad in-» segnarci nelle nostre operazioni quella prudenza e maturità, la » quale come è stata in ogni tempo con grandissima sua laude • propria di questo senato, così spero che ora non ci lascierà luo-» go nè di pentimento in noi medesimi, né presso agli altri di alcun » biasimo. » LJ opinione del Foscari era certamente la più ragionevole; ma una cieca fatalità trasse il miglior numero dei senatori al contrario parlilo. La proposizione di rispondere al gran visir non fu accettata, e la deliberazione primaria sul partito da abbracciarsi rimase ancora iudecisa. Se ne ripigliò la discussione alquanti dì appresso, e ne fu simile il risultato. Si deliberò in fine per la guerra col turco c per la lega col papa e coll’ imperatore. CAPO XLVII. Lega dei veneziani col papa e coll‘ imperatore. Qualche mese ancora andò in lungo la conclusione di questa lega, a cagione delle difficoltà insorte circa le spese. Finalmente (i) Luca, cap. XIV.