112 LIBRO XXIX, CAPO XXXIX. sola ragione; che non era giustizia nè prudenza, essendo in proprio favore la verità, il rifiutarsi dal darne tutte le possibili prove e tutte le possibili testimonianze; che volendo far tacere i protestanti colla forza delle armi era lo stesso, che provocarli a guerra per la propria difesa ; che volerli sottomettere colla violenza, invece di confonderli colla ragione, era un rendere più favorevole la loro causa nell’ opinione dei popoli. E dopo queste considerazioni, il senato aggiungeva in risposta, che la repubblica non aveva i provvedimenti necessarii per un’ impresa di tal fatta ; che le guerre precedenti avevano reso esausta l’Italia ; che i principi dell’ impero, divisi nelle opinioni, non sarebbero concorsi a favorire la violenza, che progettavasi contro gente, che aveva innumerevoli partigiani ; che il solo imperatore non aveva forze bastanti per vincere 1’ ostinazione dei popoli, i quali gli si sarebbero ribellati piultostochè lasciarsi tiranneggiare nella coscienza. Riflessioni sì giuste trionfarono : il papa ne fu commosso, e lasciò da parte il suo disegno: l’imperatore ne godè, per essersi così liberato dalle conseguenze di una guerra di religione ; molto più che gli stati suoi erano continuamente in pericolo di essere posti a soqquadro dalle violenze dei turchi. CAPO XXXIX. Impegno dei veneziani per conservare in Italia lu pace. Un germe di discordia rimaneva tuttora in Italia : e questo pure studiaronsi i veneziani di estirpare radicalmente, acciocché fosse tolto qualunque pretesto, da cui nell’ avvenire potessJ essere intorbidata la pubblica pace. Le truppe imperiali non avevano per anco lasciato in libertà il castello di Milano nè la città di Como ; benché a ciò le obbligasse il trattato della pace conchiusa. Sembrava, che volessero tenerne il possesso finché il duca Francesco Sforza avesse pagalo una parte della somma convenuta. I veneziani,