UN VESCOVO COI RAFFI 801 sta sopratutto la vittoria diplomatica del Prin- cipe — un dalmata nella persona di monsignor Simeone Milinovich, un patriotta gradito da tutti. Ha ora sessant’ anni, ha l’aspetto forte e robusto, quantunque in questi ultimi tempi sia stato non lievemente ammalato, tanto che non avrebbe po- tuto recarsi ad ossequiare il Principe di Napol^ quando S. A. passò da Antivari per tornare in Ita- lia, se il principe Nicola non lo avesse subito man- dato a prendere in carrozza. Veste sempre l’abito dei Francescani al cui ordine appartiene, e porta un bel paio di baffi grigi che a me paiono una stonatura, ma che in Oriente sono anch’essi ne- cessari per essere rispettati. Un uomo, sia pur frate, senza baffi, non avrebbe autorità. E 1’ unico membro del clero cattolico nella penisola dei Balcani che abbia capito come il cat- tolicismo non debba avere nella sua propaganda un carattere battagliero e di lotta, ma debba spie- gare una influenza mite, poiché in questa forma soltanto la propaganda riésce colà efficace. Il Milinovich è proprio tutto il contrario del vescovo di Serajevo dove la propaganda cattolica, troppo battagliera e rumorosa, finisce per identi- ficarsi col croatismo, e per avere un carattere politico che nuoce al ministero religioso. Se Antivari è in certo modo la città cattolica del Montenegro, Dulcigno è invece quella che ha