libro xl, CAPO IV. CAPO IV. Assedio ed espugnazione di Canea. E «li infatti non "iunse ad unirvisi che in sulla fine del mese di <3 c? agosto ; ed intanto ai 19 di esso i turchi s’ erano impadroniti di Canea. L’ espugnazione di questa piazza aveva durato cinquantasette giorni. 1 governatori, che vi comandavano, si difesero valorosamente per la speranza di essere quanto prima soccorsi. Avrebbero essi voluto, che il Capello, comandante della flotta, avesse tentato un qualche colpo sulle forze navali degli ottomani ; ma egli invece non volle mai allontanarsi dal porto della Suda, perchè lo considerava il più importante punto da conservarsi. D’altronde il provveditore Cornaro ebbe più volle la sorte d’introdurre nella piazza soccorsi di munizioni, di viveri e di gente. Ma i turchi intanto con instancabile attività moltiplicavano i lavori di assedio, ed eransi già ridotti a poco a poco sino alle fosse. Costoro al coperto dagl’ insulti degli assediati scavavano mine, cui di mano in mano i difensori incontravano ed annullavano. Di quattro, che ne avevano scavalo, una sola n’ era rimasta impenetrabile alle operazioni degli assalili. L’ entusiasmo per la difesa della piazza era generale ed eminente in ogni classe di persone : gli assalti erano frequentissimi ; l’opposizione n era vigorosissima : il clero, il popolo, le donne, i fanciulli accorrevano animosamente alla difesa della loro patria. I turchi per lo contrario eransi ridotti a forse più trista condizione : avevano di già perduto più di ventimila uomini si per gli assalii e sì per le malattie e per le diserzioni. Alla fine, il giorno 17 di agosto, tentarono questi il supremo sforzo col dar fuoco alla mina rimasta incolume, la quale con orribile efficacia rovinò mezzo la fronte e la spalla del baluardo, sicché vi rimase aperta larga breccia. Quindi ne seguì un furiosissimo attacco. I difensori, oppostisi a petto scoperto, dopo lungo combattimento con ogni sorta di armi e con ogni artifizio di fuochi, respinsero il nemico,