Kmo 16 ili. 221 di voler cioè, favorire i progetti dei Barberini nipoti di Urbano Vili contro il duca di Parma, E per quanto il senato si adoperasse per far escludere questa condizione, non potè riuscirvi ; sicché il trattato non fu conchiuso, perciocché ben prevedevasi che lo stendere mano ad offesa della sovranità di quel principe sarebbe stato funesto motivo di nuova guerra in Italia. Odoardo Farnese duca di Parma possedeva nel Patrimonio di san Pietro i ducati di Castro e di Ronciglione, ed aveva preso a censo in Roma considerevoli somme di denaro, dandone a cauzione quei feudi. I Barberini, i quali esercitavano ogni influenza negli affari della corte dello zio pontefice, ed erano stati offesi dal Farnese, perchè loro aveva negato la vendita di alcune terre situate in quel piccolo stato, stavano ad occhi aperti per trovare occasione di vendicarsene. E 1’ occasione si presentò. Una tardanza del duca a pagare gl’interessi del capitale assicurato su quei ducati bastò perchè i Barberini citassero il Farnese a comparire dinanzi ai tribunali di Roma. Egli in risposta mandò a Castro guarnigione di soldati ed ingegneri per fortificarne la piazza con mezze lune e bastioni. Ciò fu dichiarato dai Barberini un delitto di fellonia : laonde fecero emanare dalla camera apostolica un monitorio, per cui sotto pena di scomunica intimavasi al duca di demolire entro il periodo di trenta giorni, quelle fortificazioni e ritirare le truppe. Ed immediatamente posero in molo da Viterbo un corpo di sei mila fanti e cinquecento cavalli con alcuni cannoni, per ottenere con la forza ciò che prevedevano di non poter ottenere colle intimazioni del monitorio. L’ Italia tutta disapprovò questo contegno dei Barberini : i veneziani, stimolali dal duca Farnese ad assumere le sue difese, lo consigliarono alla moderazione, ed intanto fecero preghiere al pontefice perchè questo affare avesse a mutare aspetto. Ma indarno : i nipoti di lui lo spingevano sempre più innanzi nelle vie del rigore ; e si, che, dopo un secondo monitorio, per cui concedevagli altri quindici giorni d’indugio, le armi papali s’impadronirono di quel ducalo. I veneziani allora offerirono al duca la loro mediazione per