anno 1631. 213 ottenuta da loro a Salvore, la riconciliazione dei due personaggi in Venezia (1). Essa eravi stata collocata per ordine del papa Pio IV, insieme a tante altre, che avevano relazione ai principali avvenimenti onorevoli per la santa Sede. Poco garbava essa ai successori di quel pontefice: tuttavolta non vi fecero novità. Urbano Vili la riputò inveritiera, perciocché riferivasi ad un fatto, che il Baronio, per il primo, dopo quattro secoli e mezzo, aveva posto in dubbio : quindi la fece togliere e ve ne fece sostituire un’ altra, la quale alterava 1’ avvenimento per guisa, che i veneziani vi rimanevano privati del merito, eh’ eransi realmente acquistati in quella magnanima impresa. Non trovavasi in Roma allora l’ambasciatore Alvise Contarini : perciò il secretario d’ ambasciata Francesco Maria Tiozzi, appena se ne accorse, ne diede notizia al senato. Lo sdegno, che suscitò in Venezia questa notizia, fu grandissimo : il senato deliberò di togliere da Roma la residenza del suo ambasciatore : diede ordine al secretario di partire immediatamente da quella capitale, senza neppure accomiatarsi : proibì al Collegio di ammettere alle udienze il nunzio del papa. Urbano Vili cercò di porre la cosa a trattative : ma il senato fece dichiarare a tutte le potenze d’ Europa, che non ascolterebbe verun accomodamento, se prima non fosse rimessa nella sua integrità 1’ antica iscrizione. Dopo di che le cose rimasero in questo stalo per qualche anno. CAPO VI. Regolamenti interni. L’interno lusso fu sempre un motivo della vigilanza del governo veneziano, acciocché nè le soverchie spese fossero di sbilancio alle famiglie, né i gradi e le condizioni e le onorificenze, massime tra le l1) Ved. nel vol. II, ore ne lio nárralo tulla la doria.