96 MURO I, CAPO XXM. CAPO XXIII. Prosperamento della Venezia sotto il doge Maurizio Galbajo. Pacificatore alfine e componitore degl’interni dissidii comparve alla testa della veneziana repubblica Maurizio Galbajo di Eraclea, fatto doge intorno l’anno 764. Di lui ci tramandarono sommi elogi le cronache e gli scrittori della storia di quella eia. Egli, ricco di beni di fortuna, ma più ricco di beni della mente e del cuore ; nobile non per sola stirpe, ma per opere e per equità; era tanto e sì lealmente suddito alle leggi, che i più lo riputavano governato dalla ragione soltanto e dalla giustizia. Nè quei maligni, che mai non mancano in qualsiasi paese e in qual si sia tempo ; i quali non trovano virtù sulla terra, perchè il fulgido candore di essa fa vedere più chiara la bruttezza delle loro azioni ; seppero mordere la virtù di Maurizio, nè dirne artifiziati i costumi per giungere alla ducale dignità ed essere libero dai due tribuni. Egli anzi in ventitré anni, che fu doge, si mostrò più osservante della giustizia e delle leggi, che se gli avesse avuti al suo fianco. Ned ebbero mai a pentirsi i veneziani di averlo innalzalo a loro capo : lieti invece della felicità della scella, lo venerarono sempre come principe e padre. Egli, deplorando il funestissimo odio tra eracleesi ed equiliani, si adoperò a tutto potere per frenarlo, e vi riuscì a maraviglia. E inoltre calmò le ambiziose gare e le orgogliose pretensioni dei facoltosi e dei nobili ; e lo fece con tanta prudenza, da conciliare a sé la riverenza e l'affetto degl’infrenati e dei corretti. Venezia perciò, ricomposta nel suo interno ad una pacifica tranquillità, vide sempre più fiorente ingrandirsi la nazionale prosperità, e dilatarsi vieppiù possente la sua navigazione, e aprirlesi novelle fonti di lucroso commercio.