82 LIBRO I, CAPO XVI. particolarmente del trattare lo scorpione (1), macchina militare costruita con molta arte e ch’esigeva molla destrezza e forza a maneggiarla sopra il mobile suolo dei navigli. Per tal maniera il doge Orso accese gli animi della veneziana gioventù a non rimanersi contenta di porre in fuga i pirati ; ina infervorolla ad inseguirli senza posa nei tortuosi nascondigli, nelle fortificazioni e nei porli loro, ad incendiarne i navigli, ad assalire mura e torri, a predare per rappresaglia ed arricchire di molta preda la patria. Si resero perciò i veneziani non inferiori ai greci nell’ arte del combattere, i quali n’ erano prima di loro addestrati : e consociati con essi nel porre in fuga gli arabi maomettani, che spaventavano ormai la Spagna e minacciavano la Francia e 1’ Europa lulla, incominciarono a farsi formidabili ai medesimi e a dare non dubbie prove di quel valore, che un dì gli avrebbe fatti tremare nella loro medesima capitale. Con tante utili discipline ingrandirono i veneziani il proprio commercio al di fuori cogli orientali, c crebbero nelle ricchezze domestiche immensamente ; incominciarono ad acquistarsi fama di nazione agguerrita e mercantile, e il nome loro suonò da per tutta I Italia glorioso e ragguardevole sino ad essere invocati dal papa ad assistenza della causa di religione ed a difesa delle città invase dal furore c dalla violenza dei barbari longobardi. CAPO XVII. Impresa (lei veneziani contro i longobardi per ricuperare Ravenna. Parlo della solenne spedizione dei nostri, per togliere a quelli la usurpata città di Ravenna. Del quale avvenimento m’ è duopo rintracciare sino dalla sua origine il filo. E qui devo fin da (i) Presso lo storico Ammiano Marcel- P antico asino, P antico ariete, che cam-lino è descritta cotesta macchina, che si biava nome a tenore della forma, a cui era nominava scorpione : essa in sostanza era configurato.