Ili) del lastrico fangoso, ha il cristallino specchio del mare fra due file dì case, le strade son fatte così ; per Venezia non si va altro che in gondola, e la sua maggior terra firma, questo è l’italiano del Meyer, è la Piazza di S. Marco. In questa Venezia hanno a star freschi gli abitanti ! Sempre in acqua, come pesci ! E noi ci lagniam della nostra, che possiamo andare a piè asciutti dalla punta di S. Marta a Castello, tre buone miglia, e viver tutta la vita, chi non voglia andar fuori, senza toccar gondola! In questa Venezia fabbricata in Hildburg-hausen, i palagi del Gran Canale d’indicibile ricchezza e splendore, sono solamente il soggiorno della miseria (povera gente!), perchè le famiglie del libro d’ oro che gli han fabbricati sono od estinte o fuoruscite o miserabili, e il tempo, il mare e Vabbandono, tre disgrazie una peggio dell’ altra, fanno a gara per rumarli più presto. Questa è la prima veduta istruttiva di Venezia, che si legge e si vede nel Voi. I, Disp. I, del gennaio 1833, col gran Canale preso dal palazzo Balbi, non più del Vittoria, ma sì del Palladio ; i Balbi, famiglia non solo nobile e illustre come tutti sanno, ma ducale altresì, il che prima