130 LIBRO I, CAPO XXXVIII. Comunque ciò sia, fatto è, che Obelerio e beato furono deposti, per essere stati scoperti traditori della patria. Si pensò quindi ad eleggere un altro ; e la scelta cadde sopra Agnello (1) Partecipa-zio ; ed è quello stesso, i cui saggi consigli avevano regolato cosi bene le sorti delle armi veneziane nella recente guerra coi franchi. Si considerò inoltre, che la posizione di Malamocco rendeva troppo esposta agl’ insulti stranieri la sede del governo e dei dogi, e che invece quella di Rialto 1’ avrebbe tenuta in sicuro ; e n’ era stata una prova assai convincente la sconfitta di Pipino, il quale, ad onta di ogni suo sforzo, non aveva potuto penetrarvi. Fu perciò decretato, che s’intendesse trasportata per sempre da Malamocco in Rialto la sede ducale ; e questa non più si cangiò, finché il tradimento non introdusse i barbari ad usurparne il potere ; e questa dall’810, in cui fu piantata, crebbe sempre più nel lustro, nella magnificenza, nella gloria, e diventò la maraviglia di tutto il mondo. Questa, intorno al secolo XIII, lasciò il primitivo nome di Rialto, ed assunse 1’ odierno di Venezia, quasi concentrando in sé sola, col nome, lutto l’antico splendore dell’ intiera consociazione, che nomi-navasi collettivamente Venezia. Sembra, che questo si possa dire con più precisione il tempo, in cui ritornasse dall’ esilio il patriarca Fortunato, e clic a questa epoca piuttosto s’ abbiano a riferire i ristauri e le rifabbriche, mentovate dal documento, che altrove nominai (2). Le guerre infatti e le devastazioni, che testé i franchi, siccome nelle altre isole, così nelle lagune di Grado, avevano apportato, esigevano considerevoli riparazioni, ed è ragionevole, che il reduce patriarca gradese ponesse mano a quelle, che nei luoghi di sua appartenenza trovò necessarie, dopo quattro anni della sua straniera trasmigrazione. Del ritorno del patriarca Fortunato, per lo favore del nuovo doge, ci (i) Agnello c non Angelo fu il nome (2) Nella pag. 122. ili questo doge : i Partecipazii sono lo stesso che i Badoeri : Filiasi, tom. VI, pag. 3.