— 50 — emblematico di chi la sbigottisce e la inganna, «li chi la moralizza e la corrompe, di chi la esorta e la spossa, l’Italia non pur si volge al grido figliale che dal fondo del Quarnaro le ricorda una promessa d'amore e d’onore, un patto d’amore e d'onore, un pegno giurato ed inviolabile. Non ode una voce viva, ma vede dileguarsi nei vani vènti i fogli volanti in cui sono impresse le tre parole vane e confondersi con quelli che vantano i prodotti alimentari e le vernici lustre. Il giuramento sanguinoso non è più se non un cartellino sgualcito e scolorito che il buon borghese regnicolo fisserà con uno spillo, tra la scheggetta di granata e il sassolino del Grappa nel suo museo domestico di guerra. Furit ardor edendi. La nazione fa i suoi pasti : non cinque, come i nuovi poliziotti inglesi di i iume, ma almeno tre. La consueta gozzoviglia domenicale non può essere soppressa. Il trinciante mariuolo, come lo chiamerebbe il Redi, ammonisce ogni giorno con un risolino terribile ma paterno, allungando ogni giorno di un punto la sua cintura nella fibbia lucida : « Se oggi non ti prosternerai, domani non manducherai. Se oggi non ti calerai le brache, domani ti s’aggrinzeranno intorno alla tua consunzione certa >. Il coro docile risponde : « Dove si manduca, il tuo senno ci conduca ». E pare musica postuma dell’elefantesco autore di quel melodramma nazionale che s’ intitola « / Pagliacci ». Ma c’ è chi per questo popolo onnivoro con-