di Vincenzio Viviani. 193 di fpefa, una mai più veduta, nè mai più (lata in opjra, quale è quella d‘ una tal curva linea, nominata Cidjidi pri.mria ,inventata, o vogliamo dire avvertita, prima che da alcun altro, dal perfpi caci (Timo de’Lincei, fplendorc di quella patria, ed onore della Tofcana , il quale col fuj fpeculato, non già copiato Occhiale ebbe accortezza, e vigore di feoprire, e diltinguerc fra innumerabili Stelle fparfe neH’immenfità de’ Cieli le amabiliflìme luci dell’ Augulla Profapia di V. A., come cara prole di Giove il beni-gniflìmo de’ Pianeti. Nè fenza opportunità ho eletto quella curva per centina, perchè l’iftefiò inventor Galileo, mio riverito Maellro, la giù-dicò creata in fervizio, cd ufo de’ ponti. La generazione di quella centina è così facile, pronta, e ficura, che ella con tratto continuato fi vede forger nella faccia piana d’un muro dal fegno, o fgraftio, che vi fa (òpra una corta punta di chiodo, fermata alquanto in fuori nell’diremo lembo di qualunque perfetto cerchio combaciarne cflò muro, allorché quella toccando terra, fi vada quello così eretto con placido moto girando, finché la medefima punta, dopo aver per la metà del giro formontato alla malfima altezza, e pel rimanente altrettanto calato, ritorni a toccar la terra. Così lo sfogo, o rigoglio di tal arco fegnatovi, che agguaglia appunto il diametro del cer. chio rotolato, è fempre poco men della terza parte della corda, o bafe dell’arco deferitto, perchè quella è uguale precifanicnte al giro del me-delimo cerchio, detto il genitore d’eflà Cicloide, la quale per quello nuovo ponte d’Arzana ha voluto fotto di fe una centina con braccia diciannove di ampiezza, con più di fei braccia di rigoglio, e fu’ fianchi al prefente più alti dd letto del fiume cinque braccia. Ed in vero tal arco rielce in opera, qual lo predicava il Galileo, graziofo molto, fvelto ne’fianchi, e forte ; e folo io confiderò, che per mala forte del fuo primo Autore quello non è goduto, come in luogo troppo ripoHo, e non praticato che di rado da chi farebbe capace di giudicare della fua bellezza, e di comprendere la fua robullezza, tanto neceflària a tal fsrta di fabbriche. E quanto alla fpefa, per efl'ere unita a quella per l’altro nuovo, e gran ponte fui fiume Ombrane, non è poffibil diilinguerla: fo- lo mi è noto, che tutta infieme ( quantunque ella fia per la maggior parte nafeofa, come neccfiariamente impiegata fenza rifparmio, ne’ fon* Tom. I. N damen-