di Vincenzio Vivi a ni. i8j di otto, e dieci braccia, e di quelle in particolare, che aliai durano, o che vengono per abbondanti, rovinofe, e univerfali piogge, fe ne faccia talvo'ta un grandiffimo sfratto, e talvolta un fovvertimento, e tr ambu -fio generale, con mutazione de’ luoghi da’ più prodìmi a’ più remoti, da’ dedri a’ iinidri, dalle fuperficie alle profondità ec., e che in tale occa-fione la materia fattile di rena, e ghiaia venga portata innanzi, anche fotto la Golfolina,e così l’alveo in alcuni luoghi per qualche altezza fi voti . Ma perché da chi ha opinione, che Arno non fi riempia, già mi viene accordato, che i fallì, che per efempio fi vedono da Rovezzano fin fopra la Badìa a Settimo ( i quali vanno di mole diminuendo più , e più, quanto più a quella s’accodano ) non fieno fiati creati dove e’ fono, e non vi lien nati, nè vi fien piovuti, ma vi fien fiati condotti da Arno, e che avendone edo deporti una volta, poda tornar di nuovo a deporvene; e mi viene ancor conceduto, che quefti iaifi non padano la Golfolina, anzi che edì non arrivano al Ponte a Signa, perchè di fatto ne’ piaggioni da eda Badìa ingiù non ie ne trova pur uno: reda però concludentemente provato, che fe dentro a quefta lunghezza di Arno non efeono, nè fi partono i fadì antichi, e ve ne rimatigon fempre de’ nuovi , il rialzamento del letto d_bba ieguire per necedìtà, madìme poi col ritorno di nuove materie fottili, che Arno al calar delle piene , cioè nel mancargli la forza, rilafcia in luogo di quelle, che alle madìme altezze d’acqua edò aveva portato fotto la Golfolina. Che poi, oltre al fadò, e alla ghiaja, che le piene depongono in que’ greti, edè vi conducano ancora gran copia di rena, e di terra, non fi può dubitare, perchè il fatto dimodra ; oltreché i terreni adiacenti de’ particolari, ma prima le fpalle, e bofehi, dopo edere fiati ben cento, e mille volte (allorché e’ non avevan difefa ) corrofi, e portati via, pur cento, e miile volte per nvzzo de’ lavori fi fono ricuperati; e quefli fon que’ luoghi chiamati Acquidi. Un sì fatto accidente di rialzamento continuo d’Arno dove con fado, e ghiaja, e dove con rena, e terra, anche fino al mare, lo rico-nofeono i Navaledri più vecchi, e dentro la Città loro lo iperimentano a troppo gran codo i Pifani, a’ quali in quefti ultimi cinquant’anni è convenuto più d’una volta alzare i muricciuoli del lor Lungarno. E per