di Vincenzio Vi vi a ni. 187 comun fervizio dell’Altezza Voilra, ed oltre alla fpefa, che fi richiedeva a cavar la belletta, tenevale inferme per molti mefi. E pure è da crederfi, che un Architetto sì celebre, qual fu il Cavalier Giorgio Vafari, che nel 1^60. fi trovò a ordinare, ed a fopraintendere a quella fontuofa fabbrica de* Magiflrati, e della predetta facciata ( ch'egli ilePlò chiama fondata fui fiume , e quafi in aria ) facelTe fermar cifc fin.firc tar.t' alte, che ne’ tempi ftioi niuna delle piene maggiori poteflè a gran pezzo arrivarvi; ficcome è probabile, che la fuddetta rifega, oggi coperta, rimaneffe allora fuperiore al pian dell’ acque più baile, come fi pratica nel fabbricarle, non fi potendo conficcar a’pali del fondamento le catene, ed i catenelli fott’ eiTo piano fenza un gran dif-p:ndio in contrappaiate, e riprefe, per comodo di aggottare, o di cavar 1’ acqua con trombe, le quali non riparano alla forgente dal fondo, renofo tutto, c gretofo. Quefla neceflità, che fia (lato operato in tal guifa anche nel formare i batoli, e le platee de’ noflri Ponti ( le quali per lo più in oggi non fuperano, ma tanto, o quanto reilano inferiori all’ infimo livello dell’Eflate ) ci dimoilra chiaro tal alzamento del fondo, il quale anche maggiore apparirebbe per effe platee, fe quando è convenuto riilaurarle, e rifarle, fi foffe potuto mantenerle fattamente all’antica baffezza, e fe ’1 Callon graffo de’foderi, e le Calle delle Mulina di f tto non cooper