— 21 — pintóle, pugnali di tutte le fogge, vengono incontro i reparti di tutte le fiamme : gialle, nere, verdi, — finanzieri, arditi, alpini — ingrossano il torrente che sta per straripare, che sembra portare in «è tutti i grrmi e tutti i virgulti della rinnovata giovinezza italiana. E le canzoni della guerra salgono da tutte le bocche in un ritmo eh’ è pieno di nostalgia e di passione, di slancio, di tenerezza e di fierezza. L’inno del Piave prima sussurrato, poi gridato da tante gole riarse dalla polvere, ma accese da una passione sovrumana, sembra riportare nei cuori, confondere nelle anime il romorio sacro delle acque. D’un tratto un'automobile viene incontro a quella di D'Annunzio. Ne discende il generale Pittaluga nuovo comandante del Presidio interalleato di Fiume. Gabriele d'Annunzio fa fermare la macchina. Siamo ormai alle porte di Fiume. Una solida •barra di legno traversa la strada : al di là di quell’ostacolo la via •' insinua tra le prime case della Città sospirata. Il generale Pittaluga domanda a D’Annunzio dove è diretto. — A Fiume ! — Egli risponde. — E impossibile che Ella prosegua. Le ordino di retrocedere. — Non ricevo ordini da alcuno, se non dalla Patria, e la Patria esige che noi passiamo. — La Patria si rovina così ; non si salva. -— Lei rovinerà 1’ Italia, «e si opporrà al rag-