184 Discorso menza fuol degnarfi gradire quanto con ingenuo candore fa efprimere la mia per altro ofcurifiima penna . E prima, che il letto del fiume Arno fi fia alzato, e fi vada alzando perpetuamente, è così vero, che le vero fofie il contrario, non fi vedrebbero i minori fiumi, e torrenti, che vi mettono, ridurfi continuamente più alti delle campagne, per dove e1 paffano, per acquiftar nel medefimo Arno la caduta, che a lor bifogna, come ocularmente fi ri-conofce, per non allontanar troppe miglia in Africo, e in M.nfola fopra Firenze, e qui fotto in Mugnone, in Greve, in Bifenzio, in Ombrone, ec. ,ficcome fegue di que’, che entrano in quelli, quali fono, fra gli altri, Terzolle, la Marina, Aiolo, il Calice, la Stella, ec., i quali tutti hanno i letti loro, cominciando poco oiù insù de’ loro sbocchi, per la maggior parte fuperiori uno, due, quattro, e più braccia a’ loro piani laterali, dentro de’ quali nell’antico camminavano tutti incaiTati. In confeguenza di tale riempimento non feguirebbono cosi fpeffi trabocchi, o rotte negli argini ; non converrebbe tutto giorno rialzarli ; non fi re-plicherebbono di tempo in tempo gli fcavamenti de’ loro alvei ; non farebbe mai ueceffario rifar ponti rimafi fenza luce, e affogati ; non perderebbero i Mugnai le cadute de’ loro mulini, e perciò non prenderebbero ardire di follevar le Pefcaje con tanto danno degli adiacenti piani fe-mentati, che ricevono impedimento alia libertà de’ proprj fcoli . Nè finalmente, fe il letto d’Arno non fi folle innalzato fotto le due Pefcaje di S. Niccolò, e dell’Uccello, le lor capezzate, o corone farebbero fiate follevate, e non poco, in più volte, come chiaro vi apparifee ( non o-ftante che con tutti quefti alzamenti non avanzi ad effe caduta ) che perciò fentendo l’A. V., che fe tali Pefcaje, e quefta maifime dell’Uccello veniffe ridotta troppo più alta, ne feguirebbe aliai più frequente il ringorgo delle piene d’Arn> per le fogne della Città, coll’infezione delle cantine per altro fané, de’ piani terreni delle abitazioni, molto próvidamente ha comandato di fiabilire un’ altrzza invariabile, e fiffa per ogni tempo avvenire, come è già fiato, con Decreti, e Editti da affiggerli , opportunamente efeguito. Credo bersi, che di quefti gran rialti, greti, e ridoifi pofti fopra* dentro, e fotto Firenze, in tempo delle grandi, c delle maifime piene di