di Vincenzio Viviani. ijy fenza alzare, e colmare, come ho detto, con le torbide di qiKfto fiume #le (addette campagne, farebbe, a giudizio mio, un pretendere l’imponìbile, per edere aflolutamente imponìbile il rimuovere totalmente, e per fempre le caufe naturali, e potiffime di tal necedìtà d’alzamento di mu-ricciuoli, ed argini, fra le quali la prima fi è la gran quantità d’ arena, c di terra, che di continuo, ed oggi alTai più che ne’ tempi andati conduce con fe quefto fiume, o torrente, e gli altri, che vi mettono le lor acque, con rapirla da’ monti già vediti di bofeaglia, ed ora del tutto fpo-gliati, e che fi coltivano, e con fcavarla dalle ripe laterali, ed inermi delle pianure, per le quali e’ pattano; la qual materia, come grave, e libera, non ortante l’acqtiirto dell’ cfterno impeto progredivo è necertì-tata finalmente a deporfi col proprio fuo difeenfivo, ed in tal guifa a riempiere, e rialzare perpetuamente il letto d’Arno; c mediante l’inegualità di refiftenza di dette ripe tenute fenza difefa, e per la diverfità degli oftacoli, che le fue acque vanno incontrando, è forzata erta materia grave a creare a luogo a luogo i piaggioni, o gomiti, e congiuntamente le rofe, o contraggomiti opporti; e così allungando il viaggio, e togli;ndo all’alveo parte del fuo declive, viene a formare una tortuofità dopo l’altra, nelle quali urtando l’acqua, e perciò ritardandofi, ella fi alza in detto alveo aflai più, che fe per via diritta, e libera vi com-rte: effetti tutti neceflarj, ed oramai noti, e palefi a chiunque punto vi of-ferva. Inoltre caufe validirtìme, e concorrenti a far riempier il fondo di Amo da Pifa in fu, e ad alzarfi perciò in tempo di piene la fuperficie dell*acqua più del fuo naturale, fono i tre Ponti dentro la Città, i quali, mediante le medefime ripienezze, fon ridotti nell’altezza quafi incapaci dell*eferefeenti , martìmamente quel di mezzo di minor luce degli altri, e che ha il fondo impedito, c ripieno da gran copia di farti ; c tutti hanno i lor archi con poco sfogo, in particolar ne’ lor fianchi, e quefto sfogo va di continuo mancando: che però una volta converrà alzarli tutti con diverfo l.fto, e centinatura più capace, c più fvelta ne’ detti fianchi. Concorrono potentirtimamente, e forfè fopra ari ogni altra caufa ad operare quefti mali effetti i venti contrari di Libeccio, Mezzogiorno, e Sirocco,