244 Discorso di Vincenzio Viviani. poi, fecondo gli eventi, prender rifoluzione fe fi debbano far, o no tutti gli altri addirizzameli di gomito fopra Pifa. Per ultimo, fe il fatto, e’I tempo dimofirafie , che quefti fuddet-ti lavori ( i quali, come ho detto, debbon per buona regola prece-dere agli altri ) non follerò badanti, converrà allora, che penfi chi ne averà l’incombenza a far qualche gran canale non già per ufo di trabocco fregolato ( come s’è praticato alla Fornacetta da più decine d’anni in quà), ma di diverfione, co1 modi, e uel luogo, che verrà (limato poter veramente riufcir profittevole. Nel rimanente non fia mai chi fi perfuada, che l’indufiria, e I’ arte poifa vincere la forza della Natura, allorché per giufto voler divino, dopo efl'erfi i monti carichi di neve, fi fien congiurate in un tempo fteflò le lunghe, univerfali, e rovinofiftime piogge, con venti contrarj alla corrente del fiume : imperciocché ( come fi ha dalle fto-rie di tanti fecoli fcorfi ) fe Firenze, anzi pure fe Roma ftefia fotto la formidabile potenza di’fuoi Imperatori, e dipoi di tanti Pontefici, non ha potuto renderfi efente dalle irreparabili inondazioni, che di tempo in tempo l’hanno foggiogata, e fommerfa , molto meno fe ne potrà efimcr Pifa, efpofia di fua natura, e non men di Roma, a fimiglian-ti iinifiri, da’ quali folo Dio può falvarla. Che è quanto in efe-ctizione de’ riveritiifimi comandi dell’ Altezza Voftra Sereniifima, alla quale umiliflimamente m’inchino. Di Pifa 12. Aprile 1684. Di Voftra Altezza Sereniifima Umil., Div., Obbed. Servo Obblig. Vincenzio Viviani. SCRIT-