=44 stranieri; di fatili trattali, le esenzioni eil i privilegii non jHissono essere attuati nei paesi stranieri senza uffizio di provveditori, o sia di consoli pel commercio. Il governo per dogi, ordinando anche le altre pubbliche cose, secondo il mutamento politico, tanto faceva prosperare lo slato, quanto cresceva l’invidia e la cupidigia dei Longobardi a danneggiarlo, siccome collegato colla corte di Costantinopoli, ad essi nemica, e quindi cogli esarchi di Ravenna, contro i quali i Longobardi guerreggiavano; e nel guerresco travaglio impacciali, non di rado li rimanevano conienti dei bisognati vantaggi del commercio veneziano, ch'essi non erano nè istruiti nè acconciati a fare. E quando i Veneziani per sorgere di ostilità erano molestali od impediti, tanto più operavano collo studio e colle difese a fare ampio e sicuro lor traffico. Ed aiutavano all’ uopo gli e-archi con armatette pei fiumi, si per arrecare vittuaglie alle amiche soldatesche, che per difendere città e borgate ai fiumi vicine. La differenza del credere religioso, imperando re e duchi longobardi, seguaci di Ario, e le feroci contese per ecclesiastica giurisdizione fra vescovi ariani messi dai Longobardi, e vescovi cattolici messi dai papi, ed il malefico ardore di soprastare, facevano talora più acuta la nimistà. Quel commercio, clic ai Veneziani era venuto per la disolazione di Aitino e Oderzo, di Concordia ed Aquilcia, fu menomato e quasi impedito, allorché, restaurata questa città dai Longobardi, le frequenti contese, per la detta giurisdizione fra Veneziani e A-quileiesi, ruppero la comunicazione fra l’Adriatico ed il Danubio. Ma i Veneziani curarono di rifarsi del grave danno, animandosi a far maggiore il traffico coi