Opposizione al viaggio del legato Pole in Inghilterra. 179 veniva trattenuto fin dalla metà d’ottobre. Dapprima la necessità di provvedersi i salvacondotti onde passare per i diversi territorii tedeschi avevaio obbligato a più lunga dimora,1 ma messosi poi in moto, addì 22 ottobre, il desiderio dell’imperatore pose fine due giorni dopo, in Heidenheim (nel circolo di Jaxt),2 al suo viaggio. Un inviato imperiale, il nobile signore Juan de Mendoza, dichiarò in nome del suo sovrano che l’umore eccitato in Inghilterra poteva trasformarsi in aperta rivolta anche solo che un legato pontificio s’avvicinasse al paese: Pole quindi aspettasse almeno fino a che l’imperatore si fosse accordato più in particolare col papa.3 Al legato così non rimase se non di ritornarsene a Dillingen presso il vescovo di Augsburg. Non gli recò vantaggio alcuno Tessersi rivolto per lettera ai 29 d’ottobre all’imperatore e altrettanto poco successo ottenne una lettera, che circa lo stesso tempo indirizzò a Giulio III,4 per la ragione che già da lungo tempo Carlo V lavorava contro l’invio del Pole ed era riuscito a guadagnare il papa alla sua veduta. Fin da quando il nunzio Dandino, colui precisamente che il cardinale inglese doveva sostituire come mediatore di pace, addì 5 ottobre prese congedo in Bruxelles dall’imperatore, Carlo V s’era espresso contro l’ambasceria del Pole.5 In quell’udienza Dandino cercò di rappresentare facile il ricondurre l’Inghilterra all’unità cattolica e raccomandò Pole siccome l’uomo acconcio per il posto di legato inglese. L’imperatore rispose, che la comparsa del Pole in Inghilterra avrebbe offerto ai nemici della Santa Sede un pretesto per la rivolta e che i faziosi dovevano essere sicuri dell’aiuto di Francia. Non doversi cominciare coll’invio di un legato, sì invece andare avanti passo passo. Queste ragioni fecero impressione su Dandino, che ritornò a Roma convinto partigiano dell’idea imperiale. Vedute simili sostenevano le relazioni d’un esploratore, Francesco Vimercato, che poco prima della sua partenza da Bruxelles il Dandino aveva mandatoi in Inghilterra.6 Là anche Vimercato arrivò alla opinione, che le condizioni non fossero in Inghilterra ancora mature per l’attività di un legato pontificio. La voce dell’invio d’uno di questi, così scrisse egli a Roma, aveva provocato presso molti grande eccitazione. Doversi procedere con prudenza. Perchè volere spiccare i frutti prima che siano ma- 1 Brown V, n. 816. 2 Lettera di Pole a Carlo V del 24 ottobre 1553 presso Brown V, n. 819 ; cfr. Anceì,, Bcconcil. 757. 3 Brown V, n. 820. 4 Vedi Brown V, nn. 823, 820; Ancel 577. 5 Sull’udienza a Dandino riferisce un’* istruzione di Carlo V al suo inviato Tornano dell’ 11 ottobre 1553 (Archivio in Simancas); vedi Ancel 752, n. 2. 6 Ancel 753 s.