180 Giulio III. 1550-1550. Libro I. Capitolo 56. turi, dal momento che colla grazia di Dio potranno maturare? In questo regno il diavolo avere raggiunto tanto potere e averlo sì profondamente tratto nel laccio dell’eresia, che molti non credevano più all’immortalità dell’anima e non conoscevano più e non adoravano più Iddio. Vimercato considerava una specie di miracolo che la Messa fosse ristabilita quasi dappertutto.1 Tali relazioni operarono! un cambiamento di sentimenti in Giulio III, che ai 28 d’ottobre fece scrivere al suo legato di rimanere intanto dove si trovava. Essere opinione dell’imperatore che la parte di mediatore di pace fra lui e la Francia non bastasse a giustificare la comparsa del Pole a Bruxelles, per il motivo che tutti consideravano la mediazione della pace solo come un evidente pretesto. Della buona volontà di Carlo V essersi poi il papa persuaso in grado tale da seguirne senza esitare il consiglio.2 Colla stessa data del 28 ottobre e di nuovo ai 15 di novembre3 Pole ricevette anche dalla regina i più pressanti avvertimenti di non mettere piede sul suolo inglese. Dato il sospetto e l’odio regnante contro il papa una prematura comparsa del legato romano recherebbe più danno che utile.4 Lo si toglierebbe di vita piuttosto che permettergli di esercitare il suo officio.5 Penning ebbe da Maria la comunicazione orale, che precisamente dietro sua insistenza l’imperatore aveva imposto al cardinale inglese di fermarsi. A ciò veramente Penning fece l’osservazione, che tale riserbo della regina era provocato unicamente dalle rimostranze degli inviati imperiali, con cui essa trattava tutti i suoi affari. Alcuni membri del Parlamento avrebbero detto a lui che la venuta del cardinale sarebbe gradita a tutti e che una sola difficoltà ostava alla riunione con Roma: la restituzione dei beni ecclesiastici.6 Circa questo tempo anche Noailles, inviato francese in Londra, notifica che la comparsa del Pole in Inghilterra era desiderata dai protestanti come dai cattolici7, sperandosi dalla sua 1 Ancel 755. 2 Del Monte a Pole il 28 ottobre 1553 in Nonciat. de France T, n. 4. 3 Sulle due lettere v. sopra p. 178. 4 Lettera del 28 ottobre ; efr. Ancei, 759 s. 5 Lettera del 15 novembre ; efr. Ancel 760. 6 *«Mons. Henrico dice, ohe la, Regina gli approvò la fermata di mons. rmo, dicendo che lei stessa aveva fatta istanza alla Mtà Cesarea, che lo facesse fermare... La causa, che la muove a procedere tanto reservata nasce dal consiglio e persuasioni degli ambasciatori della Maestà Cesarea, atti quali commu-nica il tutto. Dice similmente Mons. Henrieo per quanto egli ha potuto penetrare per le parole di alcuni del Parlamento, che l’andata di mons. rmo nostro sarebbe accetta e grata a tutti universalmente, ma che la restitutione dell’obbedienza patirebbe qualche difficoltà, non per altro che per l’interesse delli beni ecclesiastici occupati ». Relat’one di Mons. Henrico, 30 novembre 1553. F. i-blioteca Corsini 33 E 19, p. 425. 7 Presso Lingakd 142.