Le cose della Chiesa in Polonia. 527 dei preti, la comunione sotto ambe le specie, la celebrazione della Messa nella lingua locale, finalmente un concilio nazionale nel caso che non si potesse continuare l’ecumenico.1 Paolo IV rimase dolorosissimamente toccato dal fatto, che un re cattolico trascendesse talmente da fare sue le pretese di coloro, ch’egli avrebbe dovuto castigare con tutto il rigore. Neanche per un momento Paolo IV pensò ad accordare le richieste. In una lettera al re egli lo rimise al suo nunzio, che era perfettamente istruito per tutto, contemporaneamente ricordando con severe parole, quale responsabilità il monarca avrebbe un giorno dovuto sostenere dinanzi al tribunale di Dio.2 Frattanto Lippomano aveva fatto le più scoraggianti esperienze. Non il re governava (ciò che gli si rendeva ognor più evidente), ma l’alta nobiltà, principalmente il principe Niccolò Radziwill, imparentato col re, che in tutti i modi aiutava i novatori religiosi. Allo scopo di farlo cambiare di sentimenti Lippomano indirizzò al Radziwill una calda lettera, ricevendone come risposta una composta dall’apostata Vergerlo, ricolma di offese ed oltraggi personali, in ispecie contro il papa, che in breve fu anche diffusa per le stampe.s La situazione del nunzio peggiorò ancor più allorché, per indiscrezione, si venne a sapere che, pienamente secondo il sentimento di Paolo IV, egli aveva consigliato il re di porre fine allo scompiglio religioso col supplizio di 8 o 10 dei peggiori caporioni. Ora libelli e caricature dileggiarono il rappresentante del papa, che da ultimo si vide anzi minacciato nella vita. Affatto scoraggiato, al principio d’aprile del 1556 il Lippomano pregò di venire richiamato dall’« inferno », in cui si trovava. Il meglio, così giudicava egli molto avventatamente, sarebbe lasciare la Polonia senza nunzio, non potendo esso con dignità dimorare là, dove canzonavansi pubblicamente monaci e cardinali e insidiavasi la vita al rappresentante del papa.4 Ciononostante Lippomano dovette perseverare per quasi altri nove mesi nel suo difficile posto. Gli era doloroso in modo particolare l’incontrare nei cattolici non soltanto incredibile debolezza, ma benanco infondata gelosia. Quando finalmente nel settembre gli riuscì di 1 V. la lettera del duca di Paliano al Lippomano del 30 maggio 1556 in versione polacca in Belacye I, 29 s. ; cfr. Brown VI 1, n. 484. 2 Raynald 1556, n. 29 ; cfr. Turnbtjix n. 508 ; Masius, Briefe 263 s., 277 s. 3 Krasinskt 121. Su Radziwill vedi Konieokt, Gesch. der Beformation in Polen, Breslau 1872 47 ; Rostowski, Lituanicarum Soc. lem historiarum libri 10, ed. Martin ov, Paris 1877, 5, 7. 1 La lettera del Lippomano a P. Contarmi da Lowicz dell’8 aprile 1556 in God. Barb. lai. 822, p. 329 s. (Biblioteca Vaticana); anche nella M a r-ciana in Venezia , It. V 16, p. 279 s. ; in polacco in Belacye I 13 ss. Sui libelli contro Lippomano e il papa vedi Hosn Epist. I, 670, 751 ; Hubert 304 s. Volker 29 s.