Quadro di Roma alla fine del rinascimento. 289 Essenziali all’impressione di questa come di tutte le altre chiese di Roma erano le numerose lapidi e iscrizioni, che coprivano il pavimento e le pareti.1 Le iscrizioni narravano l’incessante cura impartita alle chiese della loro residenza dai papi di tutti i secoli in virtù di restauri e fornendole di reliquie ed indulgenze. Le lapidi sepolcrali, che spesso, come anche oggi a S. Maria in Aracoeli ed a S. Onofrio, ricoprivano quasi l’intiero pavimento, proclamavano nomi e fatti di innumerevoli uomini nobili, famosi, ricchi o dotti. Dalle commoventemente semplici lapidi commemorative dei primissimi tempi cristiani sino agli splendidi monumenti marmorei del periodo del rinascimento colle loro iscrizioni composte in elegante latino, dal colorito parte ancor pio, parte ancor pagano, quale ricchezza di memorie! Qui una grande parte della storia di Roma, dei suoi papi, cardinali, prelati, nobili, dotti, poeti, letterati ed (artisti diveniva vivente. Nessuna epoca della storia fino al terribile anno di guerra e di peste del 1527 ed all’attività restauratoria di Paolo III, la quale non abbia lasciato le sue tracce in questi monumenti. Tutti gli stati, i mestieri e le età v’erano rappresentate. Profonda pietà, sincero amore, acerbo dolore ma anche vuoto profluvio di parole, nauseante millanteria, non di rado comica ingenuità, tutti questi svariati sentimenti trovano espressione. Attestano il carattere eminentemente cosmopolitico di Roma città mondiale le molte lapidi di stranieri. Ivi vengono fatti i nomi di rampolli di tutte le provineie d’ìtali^ del pari che dei varii paesi d’Europa, avanti tutto di Germania e di Spagna.2 Più che da tutti i ricordi e tesori artistici i pii pellegrini venivano attratti dalle grazie, che potevano guadagnare nei luoghi sacri e dalle reliquie, che vi erano conservate; le guide dei pellegrini, nelle quali s’erano trasformati i Mirabilia Ro-mae, le catalogavano nel modo più /preciso. Andava innanzi a tutti il santuario mondiale del sepolcro di S. Pietro. Esso era il primo luogo, che i pellegrini accorrenti dalle varie contrade curavansi di visi- 1 Cfr. la grande raccolta di Forcella, che veramente talora non è condotta con tutta l’esattezza, e la spiritosa recensione di quest’opera da parte del Gnoli in Nuova Antologia Ser. 2 XXIV (1880), 729 s. Vedi anche Reumont in Arch. stor. Ital. Ser. 3 IX 1, 80 s. Poiché molte lapidi emergevano dal pavimento tanto da impedire l’andare, Paolo IV ordinò che venissero collocate più in basso quanto conveniva, ciò che ordinarono anche Pio IV e Gregorio XIII ; vedi Gnoli, Roma 100, Sui monumenti sepolcrali di Roma degni di nota per ragioni dell'arte cfr. Gerald S. Davies, Renaissance. The sculptured tombs of thè 15 century, London 1910. 2 Esempi presso Gnoli in N. Antologia loc. cit. 732 s. Ivi disgraziatamente sono trascurate le belle iscrizioni sepolcrali del rinascimento, che alitano spirito cristiano. Iscrizioni di Paolo III, che eternano privilegi concessi alle chiese, presso Forcella I, 167 ; V, 252. Anche Giulio III largì simili favori ; v. Le cose meravigliose 15, 26. Pastor, Storia dei Papi, VI. 19