392 Marcello II e Paolo IV. 1555-1559. Libro II. Capitolo 3 b. la scoperta delle perfide intenzioni degli imperiali, provvedere alla propria difesa per tutti i casi. Se poi, come, data l’indole menzognera degli spagnuoli, è da sospettarsi, dobbiamo osare una guerra, diss'egli due giorni dopo a Navagero, allora noi, con una sentenza sì terribile, che ne verrà oscurato il sole, deporremo siccome nostri vassalli da tutti i loro regni l’imperatore e il figlio di lui, che si sono resi rei di fellonia e ribellione, scioglieremo i loro sudditi dal giuramento di fedeltà e attribuiremo i loro ter-ritorii a coloro, che li occupano, poi investiremo di Napoli il re francese e daremo alla Repubblica i porti da essa già posseduti in Puglia oltre alla Sicilia.1 Più che mai Paolo IV era allora dominato dall’idea fissa, che gli spagnuoli, «quei Marani », come soleva dire, minacciassero un nuovo sacco a Roma. Ciò voleva egli prevenire: dichiarò che pensava di conquistare Napoli, anche se dovesse muovere egli stesso in persona preceduto dalla Croce; essere poi sua intenzione fare stampare la diabolica lettera segreta perchè ognuno conoscesse la perfidia degli imperiali. I carcerati dovevano venire torturati fino a che facessero il nome dei loro correi.2 Ai 25 di luglio il papa diede col Navagero liberissimo corso alla sua passione antispagnuola. Dichiarò essere sua volontà che quei traditori ed eretici non gli facessero sotto l’apparenza della pace ciò che si erano permesso sotto Clemente VII. Avere scoperto i loro progetti omicidi : essere loro intenzione di compiere cose peggiori che nel 1527. Preferire di morire piuttosto che tollerare come il suo predecessore Giulio III tanta indegnità. Essergli impossibile d’acconsentire a tirannica oppressione da parte del più basso popolo della terra. E svolgendo i suoi pensieri proseguì : «Un tempo noi abbiamo considerato gli ultramontani in Italia solo come cuochi, fornai e mozzi di stalla, ora essi sono i padroni, a nostra ruina e a nostra vergogna. Dove essi comandano, come a Napoli e Milano, vediamo tragedie deplorevoli. L’imperatore, il tiranno, l’eretico e scismatico, mira alla monarchia universale. Egli ha promosso le eresie per conculcare il papato ed innalzarsi a signore di Roma, cioè a signore dell’Italia e del mondo». Indi Paolo IV dipinse all’inviato i pericoli, che minacciavano Venezia da parte degli spagnuoli. La Toscana essere già nelle mani di essi, che ora volevano impadronirsi anche del resto della penisola. Qualora passasse dalla parte del papa, Venezia raccoglierebbe vantaggi e gloria e sarebbe ristabilita la celeste armonia, che aveva regnato per l’addietro, ed il mondo comincerebbe a tremare dinanzi al nome italiano. L’occasione essere favorevole; dal canto 1 Bbown VI ], il. 546; efr. Nonciat II 456, n. 2. 2 Vedi Tìrown VI 1, n. 549. Al Taxis nella tortura fu rotto un braccio. Vedi Riess 124, n. 35 ; cfr. Masius, Briefe 277, 291.