176 Giulio III. 1550-1555. Libro I. Capitolo 5 6. la Santa Sede, dall’egoismo dei molti, che s’erano appropriati i beni ecclesiastici e sedevano nel Consiglio della regina, dall’in-fìuenza della sorella Elisabetta, «eretica e scismatica», che il padre aveva preferita alla legittima regina e eh’ « era nel cuore e nella bocca di tutti».1 Per tutti questi motivi Maria desiderava che si procedesse con somma prudenza: occorrere che nessuno sapesse dell’esistenza di qualsifosse accordo fra essa e la Santa Sede. Con queste notizie Commendone ritornò alla fine di agosto presso Dandino, che subito lo rispedì a Roma. Addì 15 settembre Commendone espose nel concistoro dei cardinali le esperienze fatte a Londra, in modo però da non menzionare l’incontro avuto colla regina. La sua relazione fece profonda impressione: ora si vide non esservi affatto urgenza di mandare un legato in Inghilterra. La stessa conclusione dovette tirarsi dalle notizie, che Dandino mandò da Bruxelles. Ancor prima che Commendone fosse ritornato a Bruxelles, Dandino ebbe una conferenza (14 agosto) col Granvella. Il ministro imperiale fece rilevare che dovevasi lasciare alla regina tempo di prendere fermo piede, altrimenti si scatenerebbe una rivolta, la quale poteva contare sicuramente su volonteroso aiuto della Francia.2 Diego de Mendcza, ch’era stato per due anni inviato in Inghilterra, era egli pure d’opinione, là essere il numero dei ben pensanti minore di quanto si credesse. Anche al basso popolo non essere indifferente la questione dei beni ecclesiastici a causa del-l’obbligo delle decime ed essersi già da tempo fatta l’abitudine alla libertà garantita dall’eresia.3 Ai 27 d’agosto anche l’imperatore fece notificare a Dandino per il tramite del Granvella che non reputava buona cosa che il Pole s’avvicinasse per la via di Trento verso l’Inghilterra.4 In seguito a tutte queste relazioni papa Giulio deliberò di prendere una via di mezzo.5 Mandò il Pole a Bruxelles perchè fosse più vicino all’Inghilterra, ma non inviollo col titolo di legato d’Inghilterra, sibbene perchè negoziasse in luogo del Dandino la pace fra l’imperatore e la Francia. Il legato ricevette la sua nuova istruzione ai 27 di settembre ed ai 29 lasciò il lago di Garda.6 ’ Nonriaf. de Fmncr I, n. 4. 2 Dandino al Cardinal Monte il 15 agosto 1553 presso Anobi. 520. 3 Ibid. 4 Ibid. 530 s. 5 Cfr. la ** relazione dell’inviato fiorentino in Roma del 18 settembre 1553. Archivio di Stato in Firenze. 6 Ancel 535, 744. Con * lettera del 27 settembre Fole notificò al cardinale Madruzzo il suo prossimo arrivo a Trento. Originale nella Biblioteca di Trento.