238 Giulio 111. 1550-1555. Libro I. Capitolo 6 6. buon gusto deliberando coll’ampliamento dell’impianto già esistente di crearsi in dintorni così eccellenti un luogo di quiete e ricreazione, dove, sciolto dall’etichetta di Corte, potesse in quel suo modo gioviale goder la vita, dare banchetti e trattare in conversazione senza soggezione coi suoi amici come con poeti e artisti. Il luogo aveva anche il vantaggio che il papa poteva raggiungerlo facilmente e senza percorrere la rumorosa città, recandosi, per il passaggio coperto, dal Vaticano in Castel S. Angelo, donde una barca trasportavalo di là dal Tevere. Ben presto si vide che Giulio III voleva eseguire il suo piano con grandiosità genuinamente romana. Colla compra di numerose vigne e fondi1 venne creato un complesso molto esteso, in mezzo al quale doveva sorgere la nuova villa. Su questa fabbrica andò col tempo talmente concentrandosi l’interessamento del papa, che arenarono i lavori cominciati in Vaticano.2 Alla mente del costruttore per la sua nuova casa di campagna furono certo presenti fra le ville più antiche il famoso palazzo del Te dei Gonzaga a Mantova e Villa Madama eretta dal cardinale Giulio de’ Medici, che saluta dall’alto di Monte Mario coronato di cipressi. Sulla base delle notizie, che fino al presente si hanno, non è facile stabilire chi abbia abbozzato il piano per Villa Giulia, e chi lo abbia eseguito. Nella sua propria biografia il Vasari pretende per sè il merito d’aver fatto il primo schizzo : se anche altri l’hanno attuato, lui tuttavia essere stati quegli, che avrebbe messo i fantastici pensieri del papa in disegni, che sarebbero poi stati corretti da Michelangelo : secondo molteplici proprii abbozzi il Vignola avrebbe condotto a termine le stanze, le sale e la decorazione della Villa; il profondo ninfeo però essere di lui e del-l’Ammanati, che poscia sarebbe rimasto là ed avrebbe eseguito la loggia sopra questo serbatoio. Il Vasari chiude con queste significative parole: «Ma in quell’opera non si poteva mostrare villa suburbana superstite. Il tutto vien detto espressamente praedium sitlnir-banum nell’iscrizione del secondo cortile ricordata sotto, p. 244. Nella pianta del Btjfaunt (L), ove viene dato lo stato della regione al principio del governo del papa, la villa è detta « vinea S. D. N. P. Iulii III » ; la villa propriamente detta a quel tempo non era ancora edificata. 1 Cfr. le comunicazioni dagli * Atti dell’A r c h i v i o di Stato in Roma presso Tesoroni 86 s., Lanciani III, 15 s. e Balestra p. 9 ss. dell’opera citata sotto, p. 241, n. 1. 2 Sui lavori cfr. degli antichi Chattard II, xxvi, 14, 19, 193 s., 196, 377, 435 s.. 544 ; ILI, 106, 110 s. e dei recenti Ajjcel in Beo. Benedici. XXV, 49 s. V. anche Mai, Spicil. IX, 376 ; Forcella VI, 183. Sui lavori al Belvedere, ove il papa dimorò di preferenza al principio'del suo governo (v. sopra p. 44), cfr. anche Massareli.i 202; Lanciani III, 37; Kallab 86, 88, 89. Il nome di Giulio III si legge nel lato destro della Galleria Lapidaria su una porta. Giulio III fece decorare con garbo le stanze del Maestro di Camera, ora abitazione del sottoprefetto del Palazzo Vaticano. Ivi in due sale si conservano tuttora discretamente le decorazioni del soffitto con in mezzo la grande arma di Giulio III.