Attività riformativa di Giulio III. 113 dovevano limitarsi sostanzialmente.1 Ai 23 di febbraio il papa tornò a trattare per tutto il dì con Crescenzi sulla questione della riforma ed a tale scopo fece dare una passata alle antiche bolle esistenti neH’archivio di Castel S. Angelo.2 Una parte almeno dell’opera riformativa doveva essere approntata prima dell’apertura del concilio,3 quand’ecco frapporsi a far da ostacolo i torbidi politici sorti a causa di Parma. Per quanto però questi impedissero il tranquillo avanzamento dei lavori, è giusta tuttavia la sentenza d’un perito in materia, che con ciò prima dell’inizio del concilio erasi presa un’importante iniziativa. Non può sottostare a dubbio alcuno che Giulio III non rifuggì dall’accingersi all’opera e ciò (prendendo con giusta visione in considerazione precisamente quegli istituti, che più di tutti abbisognavano di miglioramento, la Dataria, la signatura gratile e il conclave. Il risultato per il momento fu a vero dire non grande, ma non ne ebbe la colpa lui, il quale non lasciò mancare sollecitazioni ; essa invece stava sopra tutto « nella tristizia dei tempi e nella grande somma di lavoro, che era connessa colla riconvocazione del concilio » 4. Anche diverse disposizioni particolari di riforma mostrano quanto il papa fosse animato dalla buona volontà di abolire inconvenienti nella Chiesa dovunque gli si affacciassero. Da questi atti tuttora inediti risulta che la sua sollecitudine estendevasi egualmente al clero secolare e regolare. Le disposizioni emanate subito dopo la sua elezione riguardarono principalmente l’Italia ; se ne trovano però anche per la Germania, la Spagna e il Portogallo. 5 I decreti di riforma, che il concilio pubblicò nelle sue sessioni 13" e 14a, dovevano garantire i poteri competenti per ufficio ai vescovi e facilitare ai medesimi il castigo di cattivi ecclesiastici. Purtroppo nelle successive discussioni conciliari tornò a far capolino l’antico dissidio circa l’autorità del papa sopra il concilio, che era stato cotanto fatale già ai sinodi del secolo XV. Con tutta franchezza, di fronte alle mire pericolose emergenti presso gli spa-gnuoli, Giulio III dichiarò che il suo desiderio più grande era di procedere energicamente mediante riforme, ma che ciò doveva avvenire restando incolume l’autorità conferitagli da Dio.6 Dopo la sospensione del concilio e la fine della guerra di Parma doveva 1 Vedi Soiiweitzer 55. * Vedi Massakelli 216. 3 * « Atténdesi alle cose della reforma, parte delle quali si publicherà di qua et parte si manderanno alla resolution del concilio ». Buonanni da Roma 26 febbraio 1551. Archivio di Stato in Firenze. 4 Giudizio di Schweitzer (p. 56) ; cfr. anche SàgmOller, PapsUoahlbullen 22 s. 5 Per la Francia solo un atto. V. in App. n. 28 la rassegna dei * brevi esistenti nell’A re bivio segreto pontificio. - 6 V. sopra p. 88. Pastor, Storia dei Papi, VI.