Il Card. Pole legato in Inghilterra. 175 bello aveva l’istruzione di dichiarargli che la causa dei cattolici non poteva che peggiorare col differire, essendo costume in Inghilterra che nel primo Parlamento di ogni governo tutti coloro, i quali si credevano lesi nel loro diritto, presentassero le loro lagnanze : sarebbe una perdita irreparabile per i cattolici se in quell’occasione essi pure non facessero valere i loro diritti.1 Ai 27 d’agosto il Fole mandava già una seconda lettera alla regina.2 Tutti, vi leggiamo, tutti sono in grande aspettazione di ciò che la regina farà, specialmente se restituirà il titolo di capo della Chiesa a colui, al quale l’aveva conferito il capo del cielo e della terra. Quanto ciò importi, Maria può senza studii su libri vederlo dalla testimonianza che avevano sigillata col loro sangue coloro, i quali erano considerati i primi uomini del paese per scienza e pietà (More e Fisher). In ciò aveva egli, Pole, ognora fondata di fronte a tanti dubbiosi la sua speranza nel ritorno dell’Inghilterra, per la ragione che il sangue dei martiri per la Santa Sede e le preghiere di tanti perseguitati non potevano a suo giudizio rimanere inesaudite in sempiterno. L’unione col centro dell’unità sarà per la regina più preziosa che il favore di principi forestieri. Alla fine della sua lettera il Pole esprimevasi come se si trovasse alla vigilia della partenza da Maguzzano, ma egli doveva ben presto disingannarsi. Da tutte le parti si faceva pressione perchè non egli per il primo si recasse in Inghilterra. Allorché, poco dopo la sua nomina a legato, rimandò a Giulio III il Parpaglia con lettera del 13 agosto, Póle aveva proposto che prima di ogni altro provvedimento si ricorresse a Girolamo Dan-dino nunzio a Bruxelles, a mezzo del quale si sarebbe potuto avere notizie più particolareggiate sulle condizioni religiose di Inghilterra.3 Dandino aveva già prevenuto questo invito ; chè appena avuta la notizia dell’ascensione di Maria al trono mandò a Londra il giovane Francesco Commendone affinchè sotto mano prendesse informazioni. Quanto Commendone apprese in Inghilterra era poco confortante.4 Trovò bensì egli piena della migliore volontà la regina, colla quale l’ambasciata veneta gli procurò in profondissimo segreto un convegno, ma la vide ostacolata dalla disposizione del popolo, che in maggioranza odiava mortalmente 1 Brown V, n. 772. Pole ritorna di frequente a quest’ultima idea ; vedi Ancel, RécowoÀl. 529, n. 2. 2 Brown V, n. 776 ; * in italiano alla Biblioteca Corsini 33 E 10, P- 90. La lettera fu portata da Mich. Trockmorton. Ibid. 3 Brown V, n. 767 ; cfr. AnCel 525. Ai 19 d’agosto del 1553 UIpp. Capilup riferiva al cardinale E. Gonzaga circa- la lettera del Pole: * « Heri in consistorio furono lette le lettere sue, et da S. Stà et dal collegio fu laudato la deliberati one fatta da S.S. Rma ». Archivio Gonzaga in Mantova. 4 Cfr. Giulio III al Pole, 20 settembre 1553 in Noneiai. de France I, n. 1.