554 Clemente Vili. 1592-1605. Capitolo X. in Roma, abili teologi del loro Ordine; Cristóbal de los Cobos e Ferdinando de la Bastida, segniti poco dopo da Pietro de Arrubal e Gregorio di Valencia, sinora professori in Dillingen ed Ingolstadt.1 Molina stesso si rivolse con una lettera al papa, e pregò d’esser ascoltato. Egli dice di essere stato spinto a scrivere il suo libro dallo stesso zelo, che anima anche altri a prendere la penna contro gli eretici; che egli intendeva di confutare gli errori di Lutero e di Calvino, e che egli l’aveva fatto appoggiandosi in tutto alla Sacra Scrittura ed ai Concili, specialmente a quello di Trento, ai Padri della Chiesa, e tra questi particolarmente ad Agostino. Che gli attacchi contro di lui derivavano dal fatto, che egli si era rivolto contro Bafies le cui dottrine riguardo al punto controverso, egli aveva sempre giudicato più che pericolose e inconciliabili col Concilio di Trento. Che Banes lo accusava di fatti di pelagianismo, ma anche secondo Lutero, tutta la Chiesa era caduta in quell’errore, poiché essa difendeva il libero arbitrio. Ohe il suo lavoro aveva al contrario incontrato il plauso d’altri. Ed ora, che egli credeva cessata la contesa intorno al suo libro, gli era giunto alle orecchie, che era stato accusato presso lo stesso papa. Questo lo preoccupava poiché egli sapeva per esperienza, come spesso gli fossero attribuite dai suoi accusatori cose che non gli erano mai passate per la mente, che egli temeva perciò che a Roma avvenisse altrettanto. Egli chiedeva pertanto che gli venisse concessa la parola, come è diritto dell’accusato; che il papa voglia chiamare lui stesso a Roma, o che egli voglia ascoltare la difesa che egli aveva presentata all’In-quisizione in Spagna. Molina già prima aVeva congiunto la difesa della sua dottrina ad un attacco contro i suoi avversari. Anche ora fece ugualmente. Alcune delle sue tesi, cosi dice egli, erano state indicate come sospette, ma anche egli poteva enumerare molte opinioni nelle opere dei suoi accusatori, che a lui sembravano addirittura errori di fede, dottrina calvinista, e opposta al Concilio di Trento. Sapeva come i Domenicani esercitassero una grande influenza, essendo 1 confessori di principi potenti e occupando posti importanti, per il che da persone altolocate viene sollecitato il loro aiuto anche negli affari terreni. Ma se essi gli fossero anche superiori di potenza e favori in altre cose, non si voglia dare loro preferenza ove si tratta della fede e della sicurezza della dottrina, ascoltando essi solo, e col respingere lui. Pertanto pregava Sua Santità di fare esaminare le tesi da lui notate nelle loro opere. E quando saranno state confrontate con le eresie di Calvino e di Lutero, si vedrà chiaramente, che esse sono errori di fede. Del resto, secondo Molina, le discussioni 1 Asteàcn 256. 2 Da Cuenca, 22 settembre 1598; traduzione presso Astrain, 257-262.