pcranze di Clemente Vili su l’ascesa di Giacomo al trono d’Inghilterra. 361 azzardarsi a questo senza timore, poiché il ministro di Elisabetta, Roberto Cecil, prima avversario della successione scozzese,1 si era allora lasciato guadagnare in favore di questa, all’insaputa della sua sovrana, che andava invecchiando,2 e Giacomo non aveva più bisogno dei papisti,3 come egli si espresse più tardi. Di fatti l’occupazione del trono da parte sua dopò la morte di Elisabetta avvenne senza alcuna difficoltà e tumulto. Naturalmente Clemente Vili seguì l’avvenimento con grandi speranze. Egli diresse al re una lettera di augurio, nella quale lo pregò di mostrarsi benevolo ai cattolici, come egli lo aveva fatto sin’ora.4 Inoltre si rivolse il papa ai principi cattolici, la cui parola poteva aver valore presso Giacomo, ed espresse loro il desiderio, che essi si schierassero per i compagni di fede inglesi. Cosi fu inviato il 31 maggio un breve al luogotenente dei Paesi Bassi, l’arciduca Alberto, il 6 giugno al duca Carlo di Lorena, e di nuovo il 10 dicembre; il 23 agosto al re di Polonia, il 25 novembre iH’imperatore.5 Qualche volta viene fatta in queste lettere la preghiera di indurre Giacomo in modo affabile e dolce a voler aderire alla Chiesa cattolica.6 Il nunzio di Parigi scriveva già il 12 aprile 1603, che egli cercherebbe di ottenere la mediazione di Enrico IV in questo stesso senso, ed inviò in settembre in nome del papa due lei 11 re d’augurio al re ed una speciale alla regina, ambedue prima appiovate da Clemente Vili.7 Certamente non era solo una 1 Lingard, VIII 343, 362. 2 Ibid., 377 s. 1 Ibid., IX, 10 annot. ' Bellesheim, II, 225; Meyer, loc. cit., 284. Cfr. * « Discorso scritto lo aprile 1603, in cui si tratta se si debba credere che il nuovo Re d’Inghilterra sia per esser amico del Re di Spagna e se si confedererà con S. M. Catt. o col Re dì I rancia e se si possa sperare che si faccia cattolico. TJrb., 860, p. 272-276, biblioteca Vaticana. ' Meyer, loc. cit. * «Preme grandemente ancora alla Santità Sua l’amba-vr *:a che V. Maestà ha da mandare in Inghilterra, ne ha discorso più volte ' in signor cardinale S. Giorgio, dal quale io sò confidentemente questi et molti particolari» (Paravicini a Rodolfo II il 22 novembre 1603. Archivio di '’tato in Vienna, Hofkorrespondeni 10). Al doge di Venezia, M. Gri-mani, scrive Clemente Vili il 7 giugno 1603: « Magna in spe sumus..., sub hoc novo Angliae rege res fidei catholicae meliore multo loco futuras, eumque M‘ mitem et benignum praebiturum catholicis, qui in eiusregnis sunt ». Archi-' i ° di Stato in Venezia. Cfr. Brevia, Arni., 44, t. 47, n. 148; Archi-V|n segreto pontificio. Quin etiam et rex ipse, si fieri possit... ad catholicam religionem susci-piomlam blande et leniter alliciatur » (Meyer, loc. cit., 285). Meyer traduce blan- alliciatur con « schmeichelnd verlocken » cioè « allettare con le adulazioni», ....."licere non significa allettare (pellicere). ^ Bellesheim, II, 224. Due lettere di .Clemente Vili a Enrico IV, del maggio e 14 luglio 1603 intorno alla successione al trono, cd alla posizione