Clemente VITI. 1592-1605. Capitolo VI. Concessioni ai protestanti erano per se stesse escluse presso un principe il quale, già durante i suoi studi in Ingolstadt, aveva dichiarato di fronte a suo zio: « Piuttosto vorrei lasciar paese e popolo e andarmene con la sola camicia, che prestarmi a delle concessioni che potrebbero nuocere alla religione ». 1 Conforme a ciò Ferdinando diede tosto al nunzio pontifìcio le maggiori assicurazioni ; nel dicembre 1596 in occasione della prestazione d’omaggio degli stati, egli ricusò di primo acchito qualunque conferma di garanzie religiose, concesse da suo padre ai protestanti.2 Ad una decisione nella questione religiosa fu spinto Ferdinando, come ce lo assicura quale testimonio non sospetto, il celebre astronomo protestante Giovanni Kepler 3 dimorante in Graz, dall’arroganza e dagli abusi dei protestanti, i quali, sicuri della loro maggioranza, negavano ogni diritto ai cattolici - in Klagenfurt e Villaeh essi avevano tolto loro tutte le chiese - e provocato addirittura il loro sovrano. Così il predicante Fòchtmann, in una sola predica, chiamò il papa per ben sedici volte un anticristo e qualificò, con un intelligibile accenno al principe regnante, tutti i seguaci del papa por figli della rovina, perduti per tutta l’eternità, maledetti e dannati.4 Dopo mature riflessioni prese l’arciduca Ferdinando la decisione di esercitare pure nelle sue terre il diritto di riforma, concesso dalla pace di religione di Augusta ai principi dell’impero. Allorché gli fu consigliato, additando il pericolo turco, di rimandare l’attuazione del suo progetto a un tempo più opportuno, rispose egli: « Dovrò io usare riguardo per tanto tempo, finché la mia riputazione se ne sarà del tutto andata, e la religione cattolica sarà sparita dalle mie terre? »5 Parve a lui un dovere di coscienza impedire questo. Per implorare da Dio la riuscita nell’opera difficile del ristabilimento dell’unità della fede, intraprese l’arciduca Ferdinando il 28 aprile 1598 un pellegrinaggio a Loreto e a Roma. Nell’andata egli visitò pure la tomba di 8. Antonio in Padova, ed al ritorno i sepolcri di S. Caterina in Siena e di S. Domenico in Bologna. Clemente Vili era allora in Ferrara, ove Ferdinando lo ossequiò, ifell’accomiatarsi disse il papa a Ferdinando, che gli augurava di diventare il primo principe del mondo; al che rispose egli: « Santo Padre, io stesso non ambisco tanto; il mio unico 1 Vedi IIurter III 242. Il 28 dicembre 1596 * Clemente VIII felicita l’arciduca per avere assunto il governo (Arra. 40, t. 40, n. 453 Archivio segreto pontificio) ed il 7 febbraio per l’omaggio della Stiria (ibid. t. 41, ri. 59). 2 Vedi Htjrter III 378 s. 3 Cfr. Schuster 344 s. 4 Cfr. ibid. Anche Loserth (Akten I xxm) deve ammettere che le prediche ingiuriose dei predicanti inasprirono le sfere governative in Graz. 5 Vedi Hurter IV 35.