Bellarmino non gode più il favore del papa. 577 L’opinione di Bellarmino e di altri pochi, particolarmente profondi in materia, non era però quella della gran massa. Si attendeva in tutta l’Europa con impazienza l’esito della controversia. Persino i protestanti prestarono con passione ascolto alle voci che si diffondevano sempre di nuovo, che Molina fosse già condannato. Scribani, il rettore dei Gesuiti, scrisse da Anversa:1 « io non trovo quasi parole per descrivere con quali espressioni di gioia questa notizia sia stata accolta dagli eretici della nostra città. Alcuni di loro sono andati così oltre che si son congratulati che l’opinione di Calvino intorno al libero arbitrio sia finalmente riconosciuta per vera, e che i papisti i quali prima andavano così superbi della loro unità, si trovino ora in questione intorno ai principali donimi della fede ». Scribani non esita di dichiarare una simile condanna quale un colpo per la religione cattolica in Fiandra, più grave dei lunghi e sanguinosi anni delle guerre civili. I cattolici vivevano nel timore ed erano dolorosamente impressionati dalle voci che penetravano nell’Olanda, e che offrirebbero per la prossima fiera, occasione per un diluvio di libelli contro i cattolici. Queste voci diffuse sempre di nuovo, costituivano per tutta la Compagnia di Gesù, una dura prova; la fama della loro dottrina e delle loro scuole ne doveva forzatamente subire gravi danni. Anche il fatto che l’Ordine dovesse sacrificare alcuni dei suoi più valenti scienziati per il lavoro assolutamente sterile delle Congregazioni intorno alla dottrina della grazia, era un danno non indifferente per esso. Gregorio di Valencia, il quale dovette per primo difendere in esse la loro causa, si ammalò gravemente dopo le prime otto congregazioni. Si attese per un mese la sua guarigione, e dovette poi venir sostituito da Pietro di Arrubal. Valencia morì larmino censebantur, quod cum Parmensi nuptias, quod amplissimam dotem et pauperum patrimonium inter nuptialia instrumenta distributum impro-basset.. . Aperte ambitionem atque in maritanda tam praeclare pronepte elationem animi improbavit, et erebris principerai scbedulis exaratis de animae salute commonuerat, Baronii misertus, quod principi a sacris confessionibus, multa reticeret - nam ita iussum sibi fuisse mihi affirmabat - quae ad publicam utilitatem deferri oportebat. Horum princeps haud inscius. . . dissimulata in Bellarminum iracundia, Iesuitas acriter agitare, tanto violentior ■ ixto, quanto honestior premendi species videbatur [nella controversia intorno alla grazia]. . . . Bellarminum Capuano archiepiscopatu demulsum specie bonoris Lrbe amolitus, donec in vivis egit, regredi non est passus». La controversia della grazia si svolse «totius Europae academiis in factiones distractis Apostolico ominicanis aequiore et Iesuitarum opiniones premente. . . Et cum in arcano odisset, illorum disciplinas atque instituía palam laudare [in considerazione ( el contegno di Giovanni XXII i Gesuiti non dubitarono ugualmente dell’esito] aec al'ter permissurum Deum credere, ieiuniis et precibus dediti ad averrun-'audani in se, quamquam occultaretur, in se principie iram». Santorii,Annales, a 1 »lio teca Yallicelliana in Roma K 7 s„ 615 s. 16 marzo 1602, presso Scorraille, I 441. Pastor, Storia dei Papi XI. 37