La bolla di assoluzione; il ringraziamento di Enrico. 105 stiana comunità, che allo stesso tempo forma un solo corpo, non poteva, senza grave danno delle altre membra, esser abbandonata alla rovina, la quale, se avrebbe sempre significato lutto e sciagura, sarebbe stata specialmente lamentevole nei nostri tempi, in cui la Chiesa di Dio viene così violentemente provata dai Turchi e dagli eretici, costanti ed accaniti nemici del nome cristiano. « Perciò Noi non cessammo fra le lacrime, di rivolgerci giorno e notte al trono della divina clemenza, e di provvedere che pii cattolici e servi di Dio, dietro la Nostra esortazione, facessero altrettanto, acciochè Egli, che è ricco nella misericordia (Ef. 2, 4) fosse placato per la preghiera di molti, e ridesse la tranquillità e la pace a quell’amplissimo regno e gli desse per capo un re, il quale fosse in realtà il cristianissimo, in realtà un figlio della Chiesa cattolica romana, riconosciuto ed ubbidito da tutti ». « Non ho parole, per lodare la grazia di Vostra Santità, come lo merita, » è detto nella lettera di ringraziamento di Enrico, in data 12 novembre 1595. « La mia vita non dovrà avere d’ora in poi altro scopo, per glorificare Iddio in una ubbidienza meritoria, che ristabilire la Chiesa in Francia, e ridare alla Santa Sede il suo prestigio e il suo onore. Io ed il mio popolo vogliamo per sempre amare e venerare la Santità Vostra ». In una seconda lettera autografa dello stesso giorno ripetè Enrico IV i suoi ringraziamenti e le sue promesse.1 Fu un trionfo per Clemente VIII, allorché, il 4 dicembre 1595, potè dar parte di quest’assicurazione ai cardinali raccolti in Concistoro. Due giorni dopo il papa stesso portò il SS.mo Sacramento per le Quarant’Ore alla Cappella Paolina, ove egli rimase per un’ora pregando per raccomandare la Francia e la Cristianità alla protezione di Dio.2 Si vide presto che Enrico IV voleva far seguire alle sue parole pure le azioni. Già il 29 gennaio 1596 Clemente Vili era in grado di mostrare in concistoro a questo proposito ai cardinali due importanti documenti.3 L’uno era un decreto reale, che annullava la proibizione 4 di rivolgersi a Roma per i benefici; l’altro, una lettera al cardinale Gondi, riguardante l’educazione cattolica del presunto erede al trono, il principe di Condé. In breve giunsero in Roma delle relazioni di Del Bene, secondo le quali Enrico si era 1 Du Perron, Ambassades I 17 s.; Lettres missives IV 445 s. Cfr. Stä-HELIN 689 8. 2 Vedi * Avviso del 6 dicembre 1595, JJrb. 1063, Biblioteca Vaticana. 3 Vedi * Acta consist. card. S. Severinae, Barb. lat. 2871, 5, III, B i -blioteca Vaticana. Cfr. Lettres d'Ossat I 188; Du Perron, Am bas-sades I 19; Desjardins V 281. Una medaglia allora coniata mostra i busti di Clemente Vili e di Enrico IV; v. Bonanni II 457; Armand I 302; Mae-tinori 4, 36. 4 Cfr. intorno a ciò Mélanges, G. Kurth I 292.