312 Clemente Vili. 1592-1605. Capitolo VI. erano già state superate, e Francesco aveva chiesto l’invio di collaboratori.1 Di maggiore importanza che l’azione di questi missionari temporanei fu la cura pastorale per mezzo dei parroci fissi. Ma a procurare anche questi Francesco ebbe le sue difficoltà, poiché i beni della Chiesa, dopo la cessione del territorio a Berna, erano stati affidati temporaneamente all’ordine cavalleresco dei Ss. Maurizio e Lazzaro, che fece allora delle difficoltà a restituirli di nuovo. Dacché il duca ebbe chiesto da Francesco una relazione intorno alla situazione religiosa nel Chablais,2 questi non cessò dal raccomandare la sua causa con suppliche al duca3 ed al nunzio.4 Fece a tale scopo espressamente un viaggio a Torino, ove dichiarò nel Consiglio ducale come fossero necessari otto missionari, e per cinquun-tadue parrocchie nel Chablais e per diciannove in Ternier, quindici o sedici parroci, e progettò inoltre di erigere un collegio di Gesuit i in Thonon ed un istituto, che potesse procurare occupazione ai convertiti che avessero perduto il lavoro.5 Finche la pace definitiva con Berna non era stata conclusa, il duca aveva incoraggiato l’azione missionaria nel Chablais6, ma in appresso egli se ne era curato poco e pure gli impiegati ducali mantennero la stessa indifferenza. Francesco dovette provvedere al suo mantenimento, con delle somme che sua madre gli faceva pervenire.7 Questa situazione di cose ebbe per i missionari una conseguenza molto favorevole: il cambiamento in favore dell’antica Chiesa si fece senza applicazione di violenza.8 Solo allorché il movimento si era bene avviato, vi intervenne pure il duca. Trovandosi egli in Thonon durante le Quarant’ore, si presentò una società di Berna, la quale richiedeva la libertà di religione per i protestanti 1 Francesco al nunzio Riccardi il 6 maggio, nel settembre 1596, il 21 ¡vb-braio, il 2 e 25 marzo 1597, Lettres I 196 s., 203, 236 s., 239, 260 eco. 2 Hahon I 210. 3 II 29 dicembre 1595, Lettres I 168 (cfr. 251, 279, 319). 4 Lettere del 14 e 29 novembre e 21 dicembre 1596 e del 2 e 12 marzo 1597, Lettres I 205, 212 s., 228, 242, 246 ecc. 6 Hamon I 227 ss. 6 Ibid. 155. 7 Ibid. 165, 199. 8 «On ne forçoit personne, et ne faisoit on autre que se mettr’en la posture et au train auquel Votre Altesse avoit laissé les Catholiques despuys ne fut elle ici, duquel ayant esté levés par force, ou ne sçauroit dire pourquoy ilz ne puyssent s’y remettre toutes les fois qu’ilz en auront comodité» (Francesco al duca il 21 dicembre 1596, Lettres I 225 s.). Allorquando nel settembro 1589 il duca prese possesso di Chablais, molti abitanti ritornarono all’antica Chiesa, ma apostatarono di nuovo esternamente, all’invasione dei Bernesi, « per forza et violentia dell’armate nemiche » Francesco al nunzio Riccardi il 12 dicembre 1596, ibid. 220). Cfr. * Proposizioni di S. Frane, di Sales per la conversione delle provincie heretiche senz’armi, Biblioteca Corsini in Roma Cod. 416.