Molina e il Molitiismo. 525 mettere la caduta dell’Apostolo o operare la sua conversione, allora basterà che egli permetta che Pietro si rechi nell’atrio del sommo sacerdote e che l’ancella lo istighi colle sue parole provocatrici; basterà che egli faccia che l’occhio serio e mite di Cristo s’incontri cogli occhi dell’Apostolo. Pietro agisce allora del tutto liberamente; se egli cade, la colpa è sua, poiché secondo la volontà di Dio egli avrebbe potuto e dovuto resistere alla tentazione; se egli si rialza dopo la sua caduta, è questo merito suo; nè lo sguardo dell’Uomo-Dio, nè l’azione interna della grazia hanno distrutto la libertà della sua conversione. Secondo Molina dunque la cosiddetta grazia efficace è bensì infallibilmente unita col consenso della volontà, altrimenti essa non sarebbe più una grazia efficace. Ma quest’efficacia infallibile deriva dalla prescienza di Dio, sicché con questa grazia determinata, sotto queste determinate circostanze, la volontà collabora realmente benché in sè e per sè possa opporvi anche resistenza.1 « Di quegli Iddio ha compassione, dice sant’Agostino, che è chiamato da lui nel modo che egli sa convenirgli, acciocché non respinga il suo invito ».2 L’aspro avversario di Molina, Domenico Baiìes (t 1604), concepisce la cosa tutta diversamente.8 Mentre il teologo gesuita parte dal libero arbitrio dell’uomo, il domenicano fisa dapprima lo sguardo sulla potenza ed operazione di Dio, che tutto abbraccia e tutto penetra e senza la quale la creatura è interamente impotente. E siccome l’esistenza della creatura non è concepibile senza l’in- 1 Questa cognizione clie ha Dio delle azioni libere che una creatura farebbe, se essa si trovasse in certe circostanze, fu detta « scientia media », poiché essa sta in mezzo tra la cognizione che Iddio ha del puro possibile e del reale vero. 2 Sic eum voeat quomodo scit ei eongruere, ut vocantem non respuat (Ad Simpltcianttm, 1. 1, q. 2, presso Migne, Patr. lat., XL 119). Da questo passo deriva il nome. « congruismo » al sistema dei Gesuiti. Intorno a ciò cfr. H. Quilliet nel Dici, de théologie cafh., Ili, Parigi, 1908, 1120-1138, intorno alla dottrina di sant’Agostino E. Portalié, ibid., I (1903) 2386-2392; Hergenróther-Kirsch. Handbuch der alla. Kirchenqeseh., I4, Friburgo, 1902, 549. 3 Principi iniziali per il sistema di Bañes si hanno già in Francesco de Vittoria e Pietro Soto (cfr. Frins, 470 ss.), ma esso non si trova affatto pienamente sviluppato prima di Bañes, per il chè egli passa per il vero ndatore. «Quale rappresentante principale, anzi probabilmente quale promotore del sistema tomistico è da indicare Dom. Bañes ». (At.’berger nel Hand- >wh der kath. Dogmatik IV 1; di Sciieeben, Friburgo, 1898, 221; cfr. Gutberlet Heinrich, Dogmatísche Theologie, Vili, Magonza, 1897, 446). Vivente ancora >anes, non tutti i Domenicani erano seguaci della sua dottrina della grazia I’Corraille, I 359 ss.; Frins, 344 ss.). Intorno ai teologi più antichi dai tempi '1 ^nsolmo di Canterbury in poi cfr. Lod. de San, Tractatus de Beo Uno, I, ovanio> 1894, 426, ss., 527 ss.