174 Clemente Vili. 1592-1605. Capìtolo IV. Aldobrandini ad allontanare il sospetto che si nutriva da parte dei Francesi contro la sincerità delle sue intenzioni, per il motivo che gli Spagnuoli erano stati i fautori principali della sua missione. In principio sembrò al cardinale che l’ostacolo principale consistesse nel fatto, che Enrico si sentiva troppo vincitore, ed esagerava perciò troppo le sue pretese. Aldobrandini non ne fece un segreto di fronte a Villeroi, segretario di stato francese. Enrico IV si espresse nei termini più forti contro gli Spagnuoli e specialmente contro Carlo Emanuele, di cui aveva penetralo la politica intrigante. Costò molta fatica ad Aldobrandini di ottenere dal re il consenso, che gli inviati del duca di Savoia si potessero presentare in Chambéry. Intanto il 16 novembre cadde Montmélian, l’ultimo baluardo della Savoia, nelle mani dei Francesi. Per le trattative di pace fu questo oltremodo sfavorevole.1 Maria de’ Medici aveva approdato in Marsiglia il 3 novembre, ed Enrico IV decise di recarsi a Lione per la celebrazione del suo matrimonio con lei. Egli persuase il Cardinal legato a seguirlo là. Non senza difficoltà riuscì Aldobrandini a convincere pure l’inviato di Savoia ad accompagnarlo.2 Aldobrandini fu ricevuto in Lione con grandi onori. Corrispondendo al desiderio di Enrico IV, egli benedì il 17 dicembre un’altra volta, nella cattedrale, il suo matrimonio con Maria. Al grande banchetto che ebbe luogo la sera, egli sedette alla sinistra del re, il quale aveva alla sua destra la regina.3 Dopo i festeggiamenti nuziali, durante i quali il cardinale ed i suoi compagni italiani, abituati alle forme più fine del rinascimento italiano, si meravigliarono dei rudi costumi dei Francesi,4 seguirono le trattative di pace, per la cui conclusione, nel momento decisivo, il papa aveva fatto pressione con lettere autografe ad Enrico IV.61 Francesi posero anche ora le più dure condizioni, mentre i rappresentanti di Carlo Emanuele si opposero ad ogni eccessiva concessione. Ciò nonostante Aldobrandini non si perdette di coraggio. Colla più grande prudenza e con un’energia giovanile, egli si accinse al suo compito, sapendo sempre tutelare assai bene la dignità del papa, da lui rappresentato.8 Senza tregua egli si interponeva presso Jeannin, nominato da Enrico IV suo rappresentante, e presso Sillery ritornato da Roma, come presso il conte Arconati ed il barone des Alymes, gli inviati di Carlo Emanuele. 1 Vedi la Relazione di Aldobrandini presso Fumi 98. 2 Vedi ibid. 103. 8 Vedi ibid. 103 s. Cfr. anche la Relazione di Cavalli presso Cerasole, Relazioni tra la casa Aldobrandini e Venezia, Venezia 1880, 35 s. 4 Cfr. Richard nella Rev. Whist, et de litt. relig. VII, 501. \edi la Relazione di Aldobrandini preso Fumi 104 ss. * Vedi Richard, loc. cit. VII, 497 s.