Disfatta di Santori 13 Allo scrutinio da parte dell’opposizione, non presero parte personalmente che Sforza ed Aquaviva.1 Prima dell’apertura delle schede Santori si alzò, per far mettere a protocollo dal maestro delle cerimonie, che l’esito dello scrutinio non poteva costituire un pregiudizio di fronte alla sua elezione di già avvenuta! In risposta il decano dovette constatare, che non si era ancora giunti ad un tale atto. Egli vi unì l’esortazione che Santori, qualora divenisse papa, non volesse serbar rancore ai suoi avversari per il loro contegno. Santori rispose: che in segno che egli perdonava a tutti, intendeva chiamarsi Clemente.2 Sotto la più grande tensione, furono allora aperte le schède. Ne risultò che solo 28 voti, e cogli accessi di Montalto e Pinelli 30, erano per Santori. Gesualdo domandò allora, non una volta come era di uso, ma ben tre volte, se nessun altro voleva aderire.3 Poiché nessuno si levò, egli dichiarò chiusa la seduta. • Per sette ore i cardinali erano rimasti adunati nella Cappella Paolina; senza aver raggiunto alcuna decisione, dovettero ora separarsi del tutto esausti. Alcuni vollero accompagnare Santori, ma questi rifiutò. Solo fece egli ritorno nella solitaria sua cella, ove era stato già all’alba acclamato papa, ed accompagnato in corteo solenne all’elezione. Egli non si abbandonò ad illusioni: il sogno più bello della sua vita, era irreparabilmente svanito; poiché, conoscitore delle consuetudini romane, egli sapeva, quanto i conclavisti, che dopo una tale sconfitta, sotto nessuna condizione era da attendersi una riuscita ulteriore.4 Più di tutto lo rattristò che gli si fossero mostrati avversarii più accaniti, appunto 1 Questo lo dice la * Relazione B (loc. cit.) mentre, secondo la Relazione nei Conclavi I, 298, tutti gli escludenti mandarono i loro messi alla Sistina. 2 La Relazione nei Conclavi I 299 è su questo molto breve ; più minuziosa è la * Relazione B (loc. cit.) e il * DiariumP. Alaleonis (loc. cit.). Ala-leone, alla dichiarazione di Santori, fa rispondere ad Aquaviva: « quod nulla fuit electio nec valide et ad verum actum et validum non venerunt ». Che Aquaviva abbia parlato così è possibile; però era compito del decano del Sacro Collegio di rispondere prima. Ciò è detto pure dalla * Relazione B, ove l’incidente viene raccontato così: i Nello scrutinio non volsero intervenire altri delli escludenti che Sforza et Aquaviva et essendo messi li voti nel calice et seduti li capi d’ordini alla tavola per cominciare il scrutinio, come si suole, il card. S. Severina si alzò et disse che li mastri di ceremonie si rogassero come lui si protestava che questo scrutinio si dovesse fare,, senza prejudicio della elettione già fatta della persona sua, al che il Decano fu forzato replicare tocando al officio suo respondere per il collegio acciochè da questa pretentione di elettione fatta non potesse nascere qualch’inconveniente che li maestri di ceremonie potevano ben rogarsi della protesta che lui faceva, ma quanto all’elettione che non si poteva dire fatta non essendosi potuto venire all’atto dell’eleg-gerlo ». Archivio dell’ Ambasciata di Spagna in Roma. 3 Questo riguardo è fatto rilevare dalla * Relazione B (loc. cit.). 1 Vedi Conclavi I 300, ove vien messa quale frase sicura » Un cardinale è irrettrattabile ».