alla Deputazione provinciale, constatando che le condizioni del Salone sono inquietanti, ed esigono ristauri. II crepaccio longitudinale del pavimento indica la continuità del movimento, che obbligò altra volta a fare riparazioni, dovendosi notare che, in linea parallella alla scala esterna ricostruita, il movimento sembra completamente arrestato. Esaminate le volte cinquecentesche che sostengono il pavimento del tratto anteriore del Salone, ove sono gli ufficii, si scorge che i pilastri centrali cedono e le vòlte sono conseguentemente deformate. Sopra le vòlte poggiano le antiche travature che sono assai malandate e distribuiscono il peso in modo non del tutto razionale. Non è improbabile che nei varii riordini si siano mano mano ingrossati gli spessori dei pavimenti di battutto alla veneziana (terrazzo), così da avere sopra i punti che maggiormente cedettero, spessori eccessivi che aggravano il male. L’ Ufficio consiglia intanto di esaminare accuratamente lo stato della travatura, perchè, se pur non c’ è pericolo immediato, s’impone un rimedio radicale. Ciò che domanda maggior cura è il coperto. Intanto, oltre che rinsaldare le catene, bisogna demolire il soffitto per evitare malanni. E dato poi sperare che, demolito il soffitto, quando apparirà in tutta la sua grandiosità e semplicità l’ossatura del tetto, nessuno baderà a sagrificii per rivedere il Salone nel suo pristino stato. E sarà questo novello incentivo a trasportare altrove l’archivio notarile, ridonando la gran sala interamente al pubblico. Nel marzo 1910, l’Ufficio scrisse nuovamente alla Deputazione provinciale, avvertendo che il Salone ha bisogno di riparazioni non lievi ai coperti come ai muri, e precisamente alle pilastrate della fronte e alle fondazioni dei pilastri verso Piazza. Vi sono cedimenti, strapiombi, cui bisogna portar riparo. La bottega detta dei Soffioni. — Nel dicembre 1911 fu avvertito 1’ Ufficio, che si facevano lavori non autorizzati nella bottega sottoposta al Salone dei Trecento, detta dei Socfioni. Fatto un sopralluogo, 1’ Ufficio ha verificato che, se pur non vi è pericolo vero e proprio, bisogna stare all’ erta, perchè coi lavori fatti si è indebolito il muro. Accetta solo in parte i rimedii proposti, ossia non li ritiene definitivi. LOGGIA DEI CAVALIERI. Nel settembre 1902 si è constatato che la storica Loggia, malgrado le puntellature, inclinava verso il canale, con caduta di pezzi di tavola e di muro. Si temeva dapprima che ciò dipendesse dal sottosuolo, ma 1’ Ufficio ha dovuto escludere questa ipotesi, dimostrando che le deformazioni provengono dalle cattive condizioni del tetto, e dalla spinta data da questo ai muri. Bisogna dunque rifare il tetto, perchè l’antico non può più fare il suo ufficio. Lo si rifaccia pure di legno, perchè la Commissione centrale nella seduta del I 5 novembre, ha messo da parte 1 idea di sostituire un tetto in ferro, sebbene invisibile a chi guarda il monumento. Si rifaccia dunque il tetto ligneo, conservando per quanto si può i tratti originarli esistenti. Si puliscano, senza rinnovarle, le decorazioni attuali. Si rifaccia il pavimento. Su queste basi si compilò il progetto, e al Ministero venne fatta la proposta di concorrere con un terzo. Il progetto infatti, compilato secondo le viste della Commissione centrale e dell’ Ufficio, fu compilato dall’ Ufficio tecnico municipale per L. 28000, e inviato al Ministero che lo approvò, vincolando la sua quota in L. 9333.33, eh’è il terzo della somma prevista. 182 ,