Ì058 Appendice. che non ci sarebbe un più gran dolore pel Santo Padre idi ima pace con un eretico.1 Il Contarmi poi pecca contro la verità narrando le premure dei Nunzi apostolici per promuovere l'avvicinamento franco-bavaro; 11011 doveva tralasciare una circostanza importantissima cioè l’intenzione d’TJrbano di separare in quella maniera il Eichelieu dai Protestanti.3 Il Contarmi ne tacque perchè altrimenti egli stesso avrebbe confutato la sua tesi che il Papa non avrebbe avuto scrupoli d’allearsi con potenze protestanti. E sapeva benissimo il pensiero del Papa. Questi infatti parlando con Contarmi sulla situazione politica verso il fine di luglio 1632 dichiarò che .al primo posto sarebbero per lui. gli interessi della religione, ma anche idal punto di vista politico la vittoria dell’imperatore gli parrebbe meno pericolosa di quella del re di Svezia, essendo la Baviera e la Lega un contrappeso contro Ferdinando II.3 E falsa inoltre l’asserzione di Contarmi, i Nunzi aver sempre taciuto sull’unione della Francia coi Protestanti; mentre invece avevano fatto le loro proteste ripetutamente. Appunto questa relazione del Contarmi piena d’asserzioni false e scritta con eccitazione passionale dal Ranke, non solo fu creduta, ma messa a base della sua tesi, esistere dei rapporti, se non immediati almeno indiretti, fra la S. Sede e le potenze protestanti avanzan-tisi allora fra combattimenti vittoriosi (Päpste II 368). E la sua fiducia nella credibilità di Contarmi è così salda che volendo accusare di parzialità il Niooletti per avere scritto che « la pace fra la Francia e l’Inghilterra sia istata per Urbano Vili un vero crepacuore» prende per testimone irrefutabile Idei contrario il Contarini e scrive : « Alvise (ionia rini che fu presente a tutte le trattative, ci dice invece, che il Papa aveva persino consigliato quelle trattative « quel trattato » (Päpste III 158). L'indagine esatta degli Archivi ha fatto giustizia di questa asserzione del Contarini e ha dimostrato, specialmente coi documenti del-l’Archivi© Segreto Vaticano, essere insostenibile tutto quello scritto dal Ranke sulla politica d’Urbano Vili durante la Guerra dei Trentanni e particolarmente quella frase che « il Papa avrebbe di fatto molto contribuito per far andare a monte i piani del cattolicesimo» (Päpste II 372). Fu il primo a conoscerlo Antonio Gindbly, il quale si adoperò per tutta la sua vita a fare delle ricerche archivistiche sulla Guerra dei Trent’anni, resogli accessibile l’Archivio Segreto Pontifìcio dalla liberalità di Leone XIII e del Cardinale Hergenröther. Egli scrive in 1111 articolo: Wallenstein in Beleuchtung, des Vatikanischen Archives, (supplemento alla Münchener Allg. ZeAtung 1882, n. 103): «Il contegno d’Urbano VIII nell corso della Guerra dei Trent’anni è di primissima 1 Vedi Kiewning I 299 ; cfr. 246, n. 2. 2 Ofr. sopra p. 402. 3 Vedi Buhking 285. Alla replica del Contarini che di fronte a una vittoria effettiva dell’imperatore, quella di Gustavo Adolfo, il quale non possedeva alcun proprio erede maschile, sarebbe solo transitoria, vien detto solo « ragione che non le despiaque » (ad TTrbano Vili) (v. Bìurino 254).