La le,?» di Lione (del 7 febbraio 1623). 167 inevitabile.1 Quanto poca fosse la fiducia di Parigi negli Spagnuoli imostrò la concentrazione di truppe nel Delfinato e la continuazione •li trattative per una lega con gli Stati italiani indipendenti dalla ■'IMiriia. Il 7 febbraio 1623 fra la Francia e gli antichi nemici della S|N«^na, Savoia e Venezia, fu conclusa un'alleanza offensiva e difensiva. « he è nota sotto il nome di Lega »li Lione. Essa mirava a cac-ire eli Spagnuoli dalla Valtellina. Ognuno degli alleati si obbligava mettere in armi un esercito. Contemporaneamente vennero avuti dei negoziati con gli Stati generali neerlandesi e si progettò «li guadagnare il capitano di ventura conte Di Mansfèld, allo scopo «li conquistare la Franca contea spagnuola.1 In vista di queste minacce la Spagna che intanto aveva fatto nuove difficoltà, ìh indotta a cedere. Il 14 febbraio 1623 venne firmila da Olivares in nome di Filippo IV e dal nunzio Innocenzo lv Massimi come rappresentante «li Gregorio XV una convenzione ni ba*e alla quale le fortezze della Valtellina e la contea di ('hiavenna ■i sarebbero dovute temporaneamente consegnare al papa, il quale le avrebbe dovute occupare con le sue truppe fino a tanto che si f» ..«• raggiunto un accordo definitivo fra la Francia e la Spagna.* Ora Gregorio XV agl rapidamente. Già il 23 febbraio ringraziò Filippo IV in una lusinghiera lettera italiana con un proscritto di propria mano e gli comunicò d’aver incaricato suo fratello duca di Fiano e generale della Chiesa a condurre le truppe papali in Valtellina. In un breve del 24 febbraio egli ringraziò di nuovo Filippo IV e lo pregò di provvedere affìnchf* le sue disposizioni venissero eseguite immediatamente, poiché i figli delle tenebre, che cercavano < dÌM-ordia dei principi, non dormivano.4 Il gabinetto di Parigi, di fronte a tali misure, si mostrò da principio molto freddo. Il nunzio Corsini venne quindi pressato ripetu-‘ »mente a sollecitare in ogni modo il consenso della Francia.4 Apertamente ostile si mostrò la Repubblica di S. Marco, che lavo- 1« vuol finir«, non parendoli bene di tener più lungamente Sua Imi** *ntrigata in questo negotio, onde «e si verrà ad »«-cordo alcuno, si potrà »vere assai maggior speranza, che esso lo farà eseguire, e questo è appunto ,n> portante, che dovrebbe far maKgiormeute inclinare i Francesi ad accomodarti .. 1 Vedi Zf.u.er, Utckelic« 1*4. ’Vedi Siat V 44H a.; Abuchiede V 2, 2106«.; Zwiedixeck-SCdkshorst, 1 Ir mediai I 241 a.; Zr.i.i.tR. RirlteUe* 187».; Rorr, Reprttrnl. dipi. Ili i&8 ». * Vedi Lux Hi. Cai. dipi. ilal. IV 317; Stai V 459 ZcLl.ER. RicMicu IftO; HI «01 ». ‘Ambedue le lettere in