L’annunzio in Roma della morte di Gustavo Adolfo. 465 erano contati: il 16 novembre 1632 si venne alla battaglia di Liitzen, nella quale Gustavo Adolfo trovò la morte.1 La sera del 9 dicembre un corriere imperiale espresso portò la notizia a Roma. Federico Savelli, che dirigeva gli affari dell’ambasciata imperiale in luogo di suo fratello, si presentò subito il giorno, dopo al papa e rinnovò la preghiera di maggiori contributi per l’imperatore. Ma Urbano Vili rispose come prima che con suo profondo dispiacere gli mancavano a ciò i mezzi neces-siri.2 La riserva continuata che il papa manteneva in riguardo alle concessioni di denaro era certo dovuta anche agli abusi fenomenali dell’amministrazione finanziaria imperiale. Già nel luglio 1624, rispondendo al confessore imperiale Lamormaini, che s’era lagnato delle troppo esigue sovvenzioni del papa, il generale dei Gesuiti Yitelleschi aveva rilevato come i denari a Vienna venissero dissipati. I beni dei ribelli, che avrebbero bastato per condurre la guerra per molti anni, erano stati dilapidati e caduti in mano di pochi che se ne erano impadroniti coll’inganno. Queste condizioni, rispondeva il generale, avevano anche influito sul modo d’agire del papa, poiché è chiaro che, data una siffatta dissipazione, nessun principe s’induce facilmente a mandare denari a Vienna.® Mentre che a Roma gl’ Imperiali giubilavano per la morte di Gustavo Adolfo, i fautori della Francia ne erano costernati e cercavano di sminuire in tutti i modi possibili l’importanza di questo avvenimento.4 Simile era anche lo stato d’animo di Richelieu. Anche *8, di fronte ai grandi successi del re svedese negli ultimi tempi, potesse talvolta esserglisi infiltrato nel cuore il timore che l’alleato riuscisse a sopraffarlo, è tuttavia falso che egli abbia salutata la s>ia morte come la scomparsa di un rivale. Un documento del-1 anno 1633 dimostra che egli ora temeva di dover intervenire nella grande lotta direttamente, mentre il suo piano sarebbe stato ■'cmpre quello primitivo, di far continuare la guerra in maniera coperta per mezzo degli Svedesi, dei protestanti tedeschi e degli Olandesi.5 1 na fiaba poi di cui hanno fatto completa giustizia le indagini '1(1 riche moderne, è quella che il papa si sia mostrato rattristato fjcfj ^ÌDkotSEN in Forsch, zur deutschen Gesch. V; Diemar, Ueber die vi ,n' ! e* Lùtzen, Marburgo 1880, e v. Srbik in Mitteil, des osterr. Instit. , . ^ 231 ss‘ 1 k*1 relazl0Ile di Savelli dell’11 dicembre 1632 in Ehses, Festschrift eulschen Campo Santo, Friburgo 1897, 281. Parali I ®ÜHR II 2, 699. Sulla cattiva finanza in Vienna che aveva un 'l'eiss' ° ,1U ^a