La società della carità cristiana. 577 resistette tenacemente in questa faticosa impresa, per quanto esigue fossero le sue forze fisiche. Ben presto il campo della sua attività si allargò. Fino a tanto che la Società della carità cristiana si limitò ai villaggi, essa era costituita da gente semplice che visitava gli ammalati personalmente. Ma quando si estese ai luoghi maggiori e alla capitale della regione, le dame distinte non volevano visitare i poveri nei loro miserabili rifugi e vi mandavano le loro donne di servizio, le quali però non avevano il vero spirito per queste visite degli ammalati. Vincenzo le sostituì quindi con pie ragazze della campagna, e siccome queste « filies de la charité » avevano bisogno d’istruzione tanto per la cura degli ammalati come per lo spirito religioso che doveva animare la loro attività e formare il cemento della loro unione, Vincenzo assegnò loro per superiora la signora Le (Iras.1 Tutto questo si era sviluppato come da sè, una cosa dopo l'altra; ma quando fu istituita la società delle « Figlie della Carità », nella storia della cura degli ammalati incominciò una nuova epoca. In misura maggiore che per il passato essa venne in mano della donna. Per quanto sembri oggi intuitivo, essere sovrattutto la donna quella che ha l’occhio per vedere ciò che angustia l’ammalato e la mano dolce per trattarlo, il cuore compassionevole, la pazienza e lo spirito di sacrificio necessario a resistere a tutte le prove, il medioevo conobbe un’unica società autonoma femminile, che ’■ prendesse a cuore la cura degli ammalati, e precisamente la cura domestica degli ammalati, le beghine; le altre erano solo associazioni che si appoggiavano a congregazioni maschili e che non raggiunsero mai grande importanza. L’ostacolo per il loro sviluppo consisteva in ciò, che siffatte società religiose, per resistere per secoli, avevano bisogno di un vincolo severo imposto da voti du- 1 -it uri. Ma i voti degli Ordini, come l’interpretava il medioevo, per congregazioni femminili, esigevano come premessa la clausura Perpetua: senonchè tale reclusione dal mondo non era conciliabile ' "u 'a cura degli ammalati in grande stile. Francesco di Sales , va voluto nel suo ordine dar largo spazio alle opere di benefi-(enza, ma trovò tale resistenza che lasciò cadere il suo progetto e introdusse la clausura.2 Ciò che Francesco di Sales aveva proget-a 0 condotto all’attuazione da Vincenzo, e in tal riguardo la p i “',:i ¿el secondo sostituì quella ideata dal vescovo di Ginevra. v'1 llon tornare a far naufragio nello scoglio della clausura, Vincenzo 'M‘'a che le "ue Figlie della carità si chiamassero solo società, ^ incenzo stesso che così descrive le origini della società. Memoriale jKlp.escovo di Parigi dell’agosto o settembre 1645, Coste II 549, X 101. r- la Presente Opera, voi. XII, 376. astor. Storia dei Papi, XIII. 37