L’« editto di restituzione». 415 mune, giacché in tal modo era fatale che venisse meno quella loro prevalenza militare, su cui si fondava ogni speranza per l’esecuzione dell’editto.1 In causa della politica italiana di Ferdinando II, guidato dalla Spagna, e del contegno del suo generalissimo Wallenstein, non mancavano i motivi del più grande malcontento. II duca di Friedland, padrone di fatto della Germania, lasciava che le sue soldatesche vi compissero ogni sorta di ricatti e violenze. Siccome il dispotismo militare di Wallenstein ledeva spesso anche i diritti dei signori dei singoli paesi, il malcontento cresceva in misura preoccupante anche in mezzo agli Stati fedeli all’imperatore. Più scontenti di tutti erano i membri della lega, che invece dell’attesa gratitudine per l’appoggio prestato all’imperatore, si vedevano trattati da Wallenstein, il cui esercito contava più protestanti che cattolici, come fossero dei nemici.2 Ciò non ostante, l’interesse comune avrebbe richiesto che i leghisti avessero contenuto il loro odio contro Wallenstein e la loro sfiducia contro l’imperatore, perchè da principio mancava alla parte protestante il necessario accordo per togliere effetto all’editto di restituzione: ognuno cercava di provvedere ai casi propri per garentirsi dai guai più grossi, lasciando che gli altri si salvassero come potevano.3 In tali circostanze fu per i protestanti gran ventura che l’unione dei cattolici, assolutamente indispensabile per l’applicazione dell'editto, venisse sempre più messa in forse. Grandi discordie scoppiarono presto intorno all’uso dei conventi e dei beni violentemente incamerati dai protestanti e destinati ora alla restituzione. Massi-miliano di Baviera, quale capo della lega, elevò protesta contro la presa di possesso dei vescovadi della bassa Sassonia da parte dell ’imperatore, perchè questi erano stati riconquistati da Tilly colle forze della lega. Mentre la questione principale avrebbe dovuto essere quella religiosa, cioè la restaurazione della Chiesa cattolica, nei circoli della lega cominciò invece a prevalere l’inte-r'*8se per le questioni civili del possesso e del potere politico. Così e passioni si scatenarono con tale veemenza, che il confessore di assimiliano, il gesuita Yervaux, giudicò più tardi che tale agire aveva provocata l’ira di Dio e condotto fatalmente al naufragio ' eli editto.4 A ciò s’aggiunse ancora il dissenso intorno a chi 1 °vesse disporre del bene ecclesiastico restituito, il papa o l’impe- ratore.5 \ odi Spindler, loc. cit. 21. y ,, | ,fr- Huber Y 335 s., 339 s. Sul carattere protestante dell’esercito di •lenstein vedi Gindelt, Wallenstein II 311 s. * vedi ^nter, Bestitutionsedikt 53. j ’ ‘‘di Adlzreiter (= Vervaux), Annales boicae gentis III 202. d« Oh .®ÜHK II 2, 157. Klopp III 1, 417 s.; Zeitschr. für die Gesch. , e^ins N. S. X 636 s.; Sitzungsber. der Münchner Akad., E. Kl. 1880,