SALE 3-6. rono nella costruzione scenica le più audaci imaginazioni del Piranesi, che ne attinse diretta ispirazione per le sue « Prigioni ». Credevamo che l’acquafortista istriano tutte da sè avesse sognato quelle costruzioni di un lirismo non sfrenato perchè è composto secondo canoni di elevata bellezza, ma trascendente, e, come oggi si direbbe, metafisico. Quelle « Prigioni », simbolo grafico di quanto impedisce all’ anima il volo dell’ evasione, concepite con nostalgia romantica in classica grandiosità di linee, furono apparizioni teatrali, cioè in un certo senso concrete, prima di divenire giochi di bianco e nero sul rame morso dall’ acido e sulla carta. E chi ben guardi la cappella dei Cavalieri di Malta — per intero composta dal Piranesi in imaginosi e candidi stucchi, dal Padre Eterno dell’altare alla sua propria tomba nella navata — troverà in essa realizzate quelle eminenti doti di scenografo che il Piranesi non ebbe occasione di esplicare. Più tardi l’influenza del teatro sull’arte degenerò all’estero per deplorevoli modi ; e prevalse anche da noi la convenzionale e aneddotica ricostruzione degli episodii storici, tagliati come quadri scenici a crudo lume di ribalta, non soffusi da quella luce di verità ideale che è sintesi mediterranea e italica. Senza fine opera la catena dei mali effetti i quali a loro volta divengono cause, e il realismo della pittura storica, ispirato in parte dalla scena, a sua volta divenne realismo della cornice scenografica. E più tardi ancora, la ricchezza dei mezzi meccanici quasi abolì la pittura come arte scenica, e fu peggio ; e si ricorse all* oggetto nella sua cruda realtà. I cari fondali dipinti, così fantasiosi, così favorevoli al sogno, oramai appartengono solo ai dozzinali teatrini di marionette che i bimbi poveri acquistano nei polverosi fondaci dei sobborghi. Lì ancora è la quinta, questa invenzione che fu geniale, e permetteva all’ attore di apparire e sparire sulla scena con piena libertà di atteggiamenti estetici di fronte al pubblico, prescindendo dalla logica obbligatoria e formale degli accessorii. Tutto si complicò •, porte di cartone uso legno sbatterono fastidiose e monotone come nella diuturna vita sui cardini realisticamente imitati; la cartapesta simulò marmi e mattoni, gli alberi di ritagliata tela o di legno lasciarono cadere foglie truccate, in tutto simili alle reali, e che frusciarono comicamente sulle tavole del palcoscenico, facendone risaltare con più stridente contrasto i fili di finta erbetta. E sulle finte erbette una florida cantante si adagia a morire, traendo dallo stentoreo petto rimbombanti note, o una coppia spiata dal diabolico traditore si ama declamando, secondo le necessarie leggi dell’ arte teatrale. È anche di questo stridore e di questo fastidio per il consueto e il quotidiano, senza mai appello alla fantasia, che il teatro oggi muore. Ma non lo si vuole Intendere. 20